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Come leggerezza, flessibilità e eleganza danno la felicità

Cosa intendi per “leggerezza”?

Credo nella leggerezza, la cerco e la coltivo perché è l’antitesi di “pesantezza”, e per me un sinonimo di eleganza.

L’eleganza che intendo non è quella degli abiti costosi: è quella espressa dalla semplicità delle piccole cose, che si manifesta, per esempio, quando sboccia imprevisto un sorriso genuino.

Penso che “leggerezza” non significhi “superficialità”: al contrario, essere leggeri vuol dire liberarsi dei pesi dalle spalle e dal cuore, per recuperare le forze, accettare quello che non possiamo cambiare, e adeguarsi con flessibilità anche alle situazioni più sfidanti.

Essere leggera significa prendermi meno sul serio, togliermi il peso di dover cambiare il mondo.

Il potere della leggerezza

Giudicare mi allontana dalla leggera ”eleganza mentale” che mi fa sentire libera.

Da quando ho iniziato a “accettare” e mi impegno a “smettere di giudicare”, ho capito il grande potere della leggerezza.

Emettere giudizi, su me stessa e sugli altri, appesantisce i pensieri, e quindi i comportamenti e le relazioni. Cerco di accettare soprattutto chi o cosa mi ferisce, così poi non devo  “perdonare”.

Accettare per non dover perdonare

Perdonare è difficile, raramente si riesce a farlo sul serio: in pochi scelgono di rinunciare al rancore, nonostante il malessere che lo accompagna.

Non sempre ne sono capace, quindi preferisco scegliere di accettare, rinunciando al giudizio: questo alleggerisce parecchio le situazioni e i pensieri, e mi rende libera.

Finalmente libera della pesantezza

Prima ero pesante perché mi auto-attribuivo la responsabilità di salvare tutto e tutti, magari anche contro la loro stessa volontà. Spesso mi sentivo frustrata, o peggio, in colpa quando credevo di fallire.

Mi sono presa la libertà di accettare che ognuno decide da sé la vita che vuole, e non sono io la responsabile delle altrui scelte: lo sono delle mie. Accettarlo mi ha istantaneamente tolto un peso enorme, ha reso la mia vita più agile, dinamica e mi ha restituito la libertà di essere me stessa.

Cosa intendi per “forza”?

Leggerezza ed eleganza per me sono anche sinonimo di flessibilità, che credo sia la vera forza.

La forza non è quella di chi grida invece di parlare, di chi batte i pugni sul tavolo, di chi gonfia il petto e sputa sentenze, di chi parla e non ascolta. Di chi giudica, e non perdona l’altrui giudizio.

La vera forza è quella di chi accetta, di chi si adatta con flessibilità a ogni situazione, tirando fuori i migliori talenti e risorse.

La flessibilità ci permette di migliorarci, imparando da ogni esperienza. E quanto più le circostanze saranno sfidanti, maggiore sarà la soddisfazione che ci accompagnerà mentre supereremo ostacoli, paure e situazioni difficili.

Il segreto è scegliere la flessibilità

Affrontare eventi e comportamenti con rigidità, stufandosi di ascoltare, comprendere e accettare gli altri, è un buon metodo per tribolare e generare altrui sofferenze.

L’ho capito a mie spese, e voglio ricordarmelo ogni volta che qualcosa o qualcuno mette alla prova il mio benessere emotivo.

Imparare dal bambù

Mi aiuta una storia, di sicuro nota a chi ama le filosofie orientali: una maestosa quercia deride il bambù che ha vicino, paragonando il suo gigantesco tronco alle sottili canne di quest’ultimo. Ma è in arrivo una tempesta: la quercia, proprio perché rigida e mastodontica, soccombe al vento, mentre il bambù si piega, ma non si spezza, e – grazie alla sua flessibilità– riesce a sopravvivere alla furia degli elementi.

Il bambù sa che è inutile e dannoso opporsi e lottare contro un vento smisurato: basta assecondarne il movimento e aspettare che passi.

E ha proprio ragione, perché nessuna tempesta è infinita.

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