Correre facendo volare un aquilone, lottando contro un forte vento, mi aiuta a prendermi meno sul serio e a tornare bambina.

Centinaia di professionisti e amanti degli aquiloni dal 1987 si riuniscono in novembre alla Playa del Burro di Fuerteventura, dove dune di sabbia bianchissima incontrano il mare dalle infinite sfumature di azzurro.

Anche quest’anno il cielo si e’ riempito di variopinte e fantasiose vele capaci di danzare sospinte dal vento, regalando scenari sorprendenti.

Dal 9 al 12 novembre abbiamo potuto ammirare la festante moltitudine di aquiloni,capaci di accrescere il gia’ notevole fascino di questa spiaggia, situata nel Parco Naturale delle Dune di Corralejo.

 

In volo da 30 anni

Il festival e’ ormai giunto alla sua trentesima edizione: la sua risonanza e’ aumentata a tal punto da trasformarlo in un evento internazionale, al quale partecipano appassionati di aquiloni provenienti dal mondo intero.

Per tutta la durata dell’evento e’ stato possibile assistere al volo di aquiloni di diverse tipologie, forme e colori solcare il cielo azzurro di Fuerteventura.

La manifestazione ha regalato spettacoli con aquiloni classici e statici, oltre al tradizionale combattimento tra aquiloni Rokkakus.

Ogni anno l’evento si svolge nell’arco del fine settimana per permettere a turisti e abitanti del luogo di godere del ricco programma del festival, che include un laboratorio di volo di aquiloni destinato ai piu’ piccoli e una suggestiva esibizione notturna.

 

Tornare bambini

Far volare un aquilone e’ per me un modo divertente e istruttivo di passare il tempo, soprattutto se l’alternativa e’ sdraiarsi sul divano con un tablet in mano.

E questo vale per grandi e piccini: correre all’aria aperta, giocando con un semplice aquilone, magari lottando contro un forte vento, e’ per me un antidoto alla noia, alla pigrizia e all’indolenza. Ma soprattutto e’ una fabbrica di immagini e sensazioni gioiose, risate e sorrisi che immagazzino nel mio cervello, pronte a tornarmi in mente quando ho bisogno di ho bisogno di prendermi meno sul serio e di tornare bambina.

Non riesco piu’ a fare finta di niente, a girarmi dall’altra parte quando vedo rifiuti abbandonati.

Tempo fa, passeggiando sulla spiaggia del #parconaturaledelledunedicorralejo, ho visto un uomo che, dopo essersi fumato una sigaretta, ha gettato il mozzicone in mare, come se fosse la cosa piu’ naturale del mondo.

Gli ho chiesto per favore di raccoglierla e di gettarla nella pattumiera, o di comprarsi un portacenere tascabile. Lui mi ha risposto di farmi i cavoli miei (in realta’ egli ha usato termini decisamente offensivi).

Mi domando: “come puo’ una persona compiere un gesto cosi’ barbaro?”

Cosa spinge un individuo a insudiciare e profanare un luogo tanto meraviglioso, a dimostrare cosi’ poco rispetto per la natura?” 

Come si riesce a commettere un atto tanto insensato, rimanendo privi di rimorso o vergogna? E per di piu’ insultando chi fa notare la sua incivilta’?” 

Il #nationalgeografic sosteneva gia’ nel 2015 che “dal punto di vista numerico i mozziconi di sigaretta sono il rifiuto singolo piu’ abbondante sulla terra. Su scala globale ogni giorno ne vengono dispersi nell’ambiente piu’ di 10 miliardi. Basta un solo mozzicone per contaminare 3 litri di acqua del mare: il filtro e’ intriso di sostanze tossiche, le quali impiegano dai 5 ai 20 anni a essere smaltite dal mare in forma naturale”.

Sembra che esistano anche mozziconi biodegradabili: questo non sdogana e rende tollerabile il gesto di gettarli in mare o al suolo.

NO MAS COLILLAS EN EL SUELO!

Mi piace ricordare un’ organizzazione spagnola che si chiama “NO MAS COLILLAS EN EL SUELO“, che ha quasi 16.000 iscritti sulla sua pagina Facebook, e che pone in essere iniziative che condivido.

Una di esse e’ impegnare decine di volontari per raccogliere mozziconi di sigarette per un giorno intero sulla spiaggia de La Barceloneta, a Barcellona.

In sole 8 ore raccolgono piu’ di 20.000 mozziconi: con essi riempiono 8 fusti trasparenti da 5 litri che depositano all’entrata della spiaggia.

Vedere questi contenitori pieni di mozziconi e’ disgustosamente impattante: l’iniziativa ha lo scopo di sensibilizzare la popolazione, mostrando quanto sia ripugnante un ammasso di mozziconi, sperando di convincere ogni singolo fumatore che ha la responsabilita’ delle sue sigarette, e che basta poco per evitare gesti incivili e gravi danni all’ambiente.

LA SIGNORA PAOLA

Ho letto di una signora che raccoglie i mozziconi che insudiciano la stupenda spiaggia della Baia dei Saraceni di Varigotti. Ne ha parlato il secolo XIX in questo articolo il 31 luglio scorso.

La Signora Paola mi ha fatto riflettere: non riesco piu’ a fare finta di niente, a pensare che non e’ colpa mia, a girarmi dall’altra parte quando vedo rifiuti abbandonati.

E mi ha ispirata: ora vado in spiaggia munita di guanti e contenitore per raccogliere mozziconi e altre schifezze lasciate da “Principi delle maree”.

 

Mi domando se il cervello tanto sofisticato dell’uomo riuscira’ a trovare la maniera di godere di Lobos, senza tentare in ogni modo di distruggerla.

ISOLA DI LOBOS, UN PARADISO DA PROTEGGERE

 

Tra Lanzarote e Fuerteventura si trova un piccolo isolotto chiamato Lobos, la cui sinuosa silhuette esercita un fascino magnetico.

La sua natura vulcanica si mostra evidente, soprattutto guardando la Montaña de la Caldera, situata sulla punta nord ovest di Lobos, alta poco piu’ di 100 metri: vale la pena ascenderla, accompagnati da una guida come previsto dalla normativa, perche’ dalla sua vetta si gode un panorama imperdibile.

Viste dalla cima, Lanzarote e Fuerteventura, offrono uno spettacolo mozzafiato, davvero indimenticabile, e le dune del Parco Naturale di Corralejo si mostrano in tutto il loro splendore.

Percorrere a piedi il sentiero costiero che gira attorno all’isola e’ davvero una esperienza da provare: partendo da sud, ovvero dal Puertito, piccolo insediamento di pescatori dove si trova l’unico ristorantino dell’isola, si passa attraverso piccole lagune di acqua salmastra dove piante eroiche scelgono di prosperare.

Poi si raggiunge il Faro, nella punta nord est, camminando in mezzo a rocce vulcaniche scure, diventate l’habitat naturale per molti tipi di uccelli marini.

Si puo’ tornare indietro passando attraverso il paesaggio lunare offerto dal sentiero piu’ interno. Dopo l’ascensione a La Caldera e’ davvero rigenerante fare un bagno ne la Playa de la Concha (o La Caleta), una mezzaluna di sabbia bianca e fine, con acque trasparenti e calme che invitano a un tuffo.

 

IL PRIMO SFRUTTAMENTO HA RADICI ANTICHE

 

Gli archeologi hanno provato che gia’ in Epoca Romana a Lobos si estraeva la porporina con la quale decorare vesti e acconciature di nobili e patrizi (sulla Playa de La Concha sono presenti resti che lo testimoniano).

 

Lobos deve il suo nome ai molti leoni marini (qui chiamati “lupi marini”, lupo in spagnolo si dice lobo) che anticamente popolavano questo piccolo angolo di paradiso, e che sono stati totalmente sterminati dai conquistadores spagnoli durante i loro viaggi da e per le Americhe in epoca colombiana: si cibavano della loro carne, con la loro pelle fabbricavano scarpe e cinture, e ne utilizzavano il grasso.

 

IL GRAVE PERICOLO DELLA MASSIFICAZIONE TURISTICA

 

Lobos e’ raggiungibile sia in traghetti di linea che portano all’imbarcadero, sia water taxi, gommoni ad alta velocita’ che entrano direttamente nel Puertito.

Il boom di turisti che stanno letteralmente invadendo l’isola ha mostrato quanto l’avidita’ dell’uomo possa mettere a rischio un paradiso indifeso come Lobos.

L’isolotto e’ da tempo stato dichiarato un Parco Naturale Protetto, Reserva Natural de la Biosfera, normato da regole che fissano a 200 persone al massimo l’affluenza diaria sull’isola e il divieto di camminare fuori dai sentieri.

La stampa locale ha evidenziato che dalla primavera del 2017 l’aumento di domanda turistica verso Lobos porta oltre 2000 visitatori al giorno sull’isolotto.

Le conseguenze di questa invasione sono preoccupanti: a Lobos non ci sono bagni pubblici, ne’ sistemi di trattamento di acque reflue, ne’ servizi in grado di delimitare e proteggere i danni ambientali provocati da migliaia di persone che vanno e vengono ogni giorno.

I water taxi caricano e scaricano centinaia di turisti e  – entrando e uscendo dal Puertito –  schivano miracolosamente i bagnanti che fanno snorkeling, con gli evidenti rischi che questo comporta.

Le Istituzioni locali iniziano a dibattere in questi giorni in merito: mi auguro che si punti al rispetto di questo spazio, e non solo al suo sfruttamento, che l’uomo riserva a questo paradiso gia’ dall’antichita’.

 

CHISSA’ COSA PENSANO I DELFINI: SANNO LA STORIA DEI LEONI MARINI A LOBOS?

 

Il regalo piu’ bello che mi si possa fare e’ di portarmi al largo tra Lanzarote e Lobos a vedere i delfini: le emozioni che questi animali mi regalano sono difficili da raccontare.

Penso spesso a quanto questa invasione di orde in infradito possa distruggere il loro habitat, minacciarli a tal punto di convincerli a fuggire, o peggio a sterminarli, come gia’ accaduto per i leoni marini.

 

So perfettamente che il turismo e’ una manna per queste isole: offre posti di lavoro e permette a molte persone di vivere esperienze indimenticabili visitando i paradisi naturali che abbiamo qui.

 

Solo mi domando se il cervello tanto sofisticato dell’uomo riuscira’ a trovare la maniera di godere di Lobos, senza tentare in ogni modo di distruggerla.

Meno scatti sul telefono e più’ ricordi stampati nella mente!

Ciao a tutti da Fuerteventura, dove abbiamo giornate soleggiate e vento moderato.

Mai come quest’anno siamo stati (e siamo) sotto assalto da vacanzieri, soprattutto italiani.

Viene da chiedersi se in Italia sia rimasto qualcuno da quanto le spiagge siano affollate, e strade e negozi pieni di gente.

Sulle dune di sabbia, sulla battigia o ovunque esista un meraviglioso scorcio offerto della natura (cosa assai facile qui a Fuerteventura) quasi tutti hanno il cellulare (dotato di palo da selfie), macchina fotografica o telecamerina in mano e iniziano a filmarsi, o fotografarsi.

E credo poi subito dopo si “postino” sulle reti sociali.

Alcuni mi ricordano me qualche anno fa.

Viaggiavo solo a 5 stelle, preoccupandomi piu’ di fare foto da mandare agli amici per suscitarne l’invidia, che di godermi tramonti o paesaggi straordinari.

Ora viaggio di rado, e ho scoperto che sono felice anche in stanze in affitto decisamente spartane, prenotate con largo anticipo.

Faccio molte meno foto ora, e mi guardo piu’ intorno, fissando nei miei occhi e nel mio cervello la meraviglia che mi circonda.

Ho capito che non é necessario prendere un aereo ogni weekend per imparare a stupirsi di nuovo, a guardare con gli occhi di un bambino ogni inedito paesaggio, o nuova esperienza…o magari il paesaggio di sempre, e la solita routine.

Mi accorgo ogni giorno di piu’ che basta poco per vivere meglio, che “Un uomo e’ ricco in proporzione al numero di cose di cui puo’ fare a meno” (henry david thoreau).

Le spiagge di Fuerteventura non mi stancano, sono sempre bellissime, anche se ora decisamente poco deserte.

Da qui vi saluto, e auguro a ognuno di voi una vacanza migliore di come la sogna, piena di ricordi felici, fissati nella vostra mente per sempre.

Il migliore dei souvenir, il ricordo piu’ appropriato da portare a casa.

Ormai l’aloe va di moda: oltre che in creme e saponi, lo si trova nelle marmellate, nei succhi di frutta, nei gelati, nel sale, nello yogurt, negli integratori alimentari, eccetera.

Qui a Fuerteventura da sempre l’aloe regna sovrano.

E’ perfettamente capace di adattarsi al caldo, alla terra arida e secca del deserto, al sole cocente; anzi, ha scelto queste condizioni estreme come habitat naturale, e non si limita a sopravvivere e vivacchiare, bensi’ prospera e si riproduce rapidamente.

PRONTO SOCCORSO PER LE SCOTTATURE

Accolgo i turisti che ospito nel piccolo appartamento che affitto con consigli per visitare Fuerteventura, e la mia prima raccomandazione e’ di cospargersi continuamente di crema solare ad alta protezione (che lascio a loro disposizione).

Ripeto loro (come una vecchia zia pedante) che qui il vento e’ costante, e azzera la percezione del calore del sole sulla pelle: non ci si rende conto di quanto ci si stia “arrostendo” fino alla sera, quando – sotto la doccia – si palesano scottature, o addirittura vere proprie ustioni.

Nel malaugurato caso di bruciature solari, spiego ai miei ospiti che il miglior rimedio e’ l’aloe: il gel contenuto nelle foglie di questa pianta ha un forte potere idratante, favorisce e accelera il processo di rigenerazione delle cellule epiteliali.

In farmacia si trovano creme e gel preparati con aloe; io ne ho due piante, dalle quali – all’occorrenza – stacco una foglia, estraggo il gel e lo spalmo direttamente sulle scottature.

REGALO INTELLIGENTE

Le mie piante sono talmente rigogliose che proliferano in continuazione: alla loro base compaiono quasi quotidianamente piccoli “figli”, ovvero piantine in miniatura che regalo agli amici vecchi e nuovi.

Credo che sia il migliore dei souvenir, il ricordo piu’ appropriato da portare a casa: curare ogni giorno una di queste piantine ripropone al cervello vive e coloratissime immagini della vacanza (passata o futura) a Fuerteventura, dove la  natura e’ l’incantevole padrona incontrastata.

Mi piace pensare che questo sia un regalo gradito.

Un autentico, ecologico e vero pezzettino di vita di questa isola, lontano dalle migliaia di oggetti in plastica con la scritta “Fuerteventura”, inutili, artificiali, inquinanti e artefatti che – purtroppo – ormai si vendono ovunque.

O si impara a rallentare a rispettare i ritmi di questo luogo e della sua gente, o meglio cambiare isola.

UN PARADISO, MA NON PER TUTTI

Conosco persone che definirebbero la mia vita noiosa, o “da pensionata”.

Fuerteventura mi da oggi quello che cerco, ovvero la possibilità di vivere con ritmi calmi, in un luogo dove la natura padroneggia.
 Sono felice di adattarmi a una vita meno pretenziosa, più spartana e per niente mondana.

Evito centri commerciali e negozi, o locali notturni.
 Vado al ristorante di rado: mi piace cucinare e gustare i piatti che preparo secondo i miei gusti.

Non mi annoio trascorrendo giornate e serate in casa: amo dedicarmi alle mie passioni, ai miei studi, senza dover guardare continuamente l’orologio.

ABITUARSI ALLA CALMA

Ho imparato a essere paziente. Accetto senza scandalizzarmi negozi chiusi anche se l’orario di apertura prevederebbe il contrario.Sono capace di adeguarmi ai ritmi calmi di Fuerteventura.

Ho capito che tolleranza e flessibilità sono le chiavi per vivere qui senza frustrazione; non faccio una piega se devo cambiare i miei programmi, e non mi arrabbio quando giro a vuoto perché chi mi ha dato un appuntamento non si è presentato.

TUTTI A LA FERRETTERÌA

Non mi innervosisco quando affronto lunghe attese alla ferreterìa (ovvero la ferramenta, uno dei luoghi più frequentati perché ahimè è assai facile che qualcosa si rompa), né mi abbandono a polemiche sterili se non ottengo la risposta che avrei desiderato.

Mi sento un’ospite su quest’isola, e faccio di tutto per comportarmi bene.
 So che la mia libertà finisce dove inizia quella degli altri; per questo motivo rispetto norme e cerco di farmi guidare dal buonsenso e dall’educazione.

I precisini, gli amanti della polemica sterile, ingegneristica e provocatoria difficilmente si adatteranno a Fuerteventura. Anzi, si stresseranno, si arrabbieranno e soffriranno il doppio rispetto all’Italia.

O si impara a rallentare a rispettare i ritmi di questo luogo e della sua gente, o meglio cambiare isola. Provare per credere.

Un mondo accogliente e pacifico, brulicante di vita.

Per oltre 40 anni ho vissuto in città medio grandi, dove il cemento è preponderante.

Certo, abbiamo il verde dei parchi, i più fortunati anche il blu del mare, ma il colore che predomina è grigio.

A Fuerteventura il grigio non esiste.

Esistono sfumature infinite di giallo, rosso, arancione, ocra, azzurro, verde, bianco, blu. Ma niente grigio.

NUOVI OCCHI

Per questo ho dovuto insegnare ai miei occhi a vedere di nuovo. Un po’ come un neonato, al quale ogni giorno migliora impercettibilmente la vista.

E’ strano, ma all’inizio non riuscivo a decifrare e decodificare le inesauribili tonalità differenti dei colori del deserto.

Mi sembrava tutto uguale, o comunque molto simile. Non ero capace di guardarlo con attenzione.

Ora so distinguere le numerose quanto impercettibili differenze cromatiche persino su di un singolo sasso.

QUANTA VITA NEL DESERTO

Prima di vivere qui, immaginavo il deserto come un ambiente inospitale, inadatto alla vita e pericoloso.

Un luogo buono solo per fare foto, o dove svolgere escursioni guidate per movimentare vacanze in villaggi turistici, magari con rapide gite in cammello o cene in una (finta) tenda beduina.

Il deserto che c’è qui è tutt’altro.

E’ una dimensione d’incantevole bellezza. Un mondo accogliente e pacifico, brulicante di vita.

C’è più vita in questo deserto che in interi quartieri cittadini. Basta saperla interpretare.

Ci sono creature che hanno una voglia di vivere infinita, dotate di tale flessibilità da adattarsi perfettamente a questo clima arido.

OGNI GOCCIA È PREZIOSA

L’escursione termica propria degli ambienti desertici offre risicate quantità d’acqua, sufficienti ad arbusti e piante semigrasse per proliferare.

Capolavori del regno vegetale, capaci di fiorire, offrendo in alcuni mesi dell’anno panorami quasi campestri.

Non importa quanta sabbia il vento depositi loro addosso: la loro voglia di vivere trova sempre il modo di disseppellirsi ed emergere.

Le rare piogge innescano il miracolo della vita, che si manifesta potente e rapido: nascono, germogliano e fioriscono in pochissimo tempo piante, capaci di imporsi un ciclo accelerato per godere dell’effimera abbondanza d’acqua.

Le osservo con tenerezza e ammirazione.

E un po’ le invidio, perché sanno sfruttare a pieno ciò che gli viene offerto, senza sensi di colpa o complessi.

Sanno quello che è meglio per loro, e non hanno bisogno di consigli o libretti d’istruzioni. Vanno avanti per la loro strada, noncuranti di chi le guarda o le giudica.

In tutto ciò, l’uomo stride. La sua presenza è inutile o peggio dannosa, soprattutto se non è capace di commuoversi contemplando e comprendendo la purezza e la perfezione della natura, e tutta la vita che brulica nel deserto.

Fuerteventura non ha vie di mezzo. O la ami e non puoi fare a meno di lei, o la detesti e non vorrai tornarci.

Fuerteventura non si è dovuta impegnare a corteggiarmi: le sono bastati 6 giorni tra novembre e dicembre, alcuni anche nuvolosi e decisamente ventosi, per farmi innamorare perdutamente di lei.

E non parlo di un’infatuazione passeggera; di quest’isola mi sono innamorata in modo maturo, consapevole e travolgente.

Mi ha stregata con la sua indifferenza, la sicurezza in sé stessa, il fatto che non sia ruffiana, che non faccia la svenevole con il turismo di massa.

La amo per la sua capacità di stupirmi con paesaggi diversi e bellissimi, e per la sua tenerezza quando decide di offrirsi a me in giornate limpide e piene di luce.

AMORE INCONDIZIONATO

Già dal primo giorno ho capito che per amarla devo accettarla così com’è, anche quando si sveglia di malumore e mi butta in faccia il suo vento (che mi impedisce di aprire la portiera dell’auto), o le sue onde alte e le sue correnti (che mi sfidano mentre nuoto), o la sua sabbia che mi si infila ovunque e a volte non riesco a togliere neanche sotto la doccia.

Il paradosso è che queste sue “bizze” da primadonna la rendono ancora più attraente ai miei occhi.

AMORE PER POCHI

Mi è stato detto da molti:

“Fuerteventura non ha vie di mezzo. O la ami e non puoi fare a meno di lei, o la detesti e non vorrai tornarci.”

Sono pienamente d’accordo: non è un’isola per tutti.

Chi si aspetta stabilimenti balneari con ombrelloni infiniti e bar aperti 24 ore su 24, dove animatori ti spingono a fare acquagym, chi vuole stendersi su lettini che massaggiano, mangiando pastasciutte, sorseggiando cocktails e ballando giorno e notte, non sarà a suo agio a Fuerteventura.

Chi detesta sabbia e vento, chi si lamenta se le spiagge non sono attrezzate, chi vuole fare shopping in centri commerciali infiniti, chi non vuole uscire dal villaggio turistico, non gradirà quest’isola e probabilmente non ci tornerà.

Al contrario gli amanti dello sport, della natura, le persone capaci di apprezzare panorami mozzafiato dalla struggente bellezza, spiagge dove praticare infinite attività sportive, i curiosi disposti a provare saporiti cibi autoctoni a base di formaggio di capra, carne e pesce alla griglia, ameranno Fuerteventura a tal punto da tornarci molte volte.

GELOSIA

E come molti innamorati sono gelosa, direi visceralmente gelosa.

Arrivo ad arrabbiarmi quando sento persone che denigrano la mia amata, o le mancano di rispetto insudiciandola e inquinandola.

Non sopporto chi la umilia, la discredita la maltratta con atteggiamenti stupidi come gettare un mozzicone di sigaretta in spiaggia.

Soffro pensando a quante persone ogni giorno compiano questi sconsiderati gesti, le cui conseguenze negative molte volte sopravviveranno a chi li ha compiuti.

Confido nella forza della natura, nella sua pazienza, nella sua saggezza; so che sarà capace di sconfiggere, superare e perdonare l’inciviltà umana.

Dopotutto il pianeta terra ha già superato bombardamenti di meteoriti, tempeste solari, glaciazioni, eruzioni vulcaniche, tsunami, placche tettoniche in movimento; ha assistito all’estinzione di numerose specie animali, alcune anche apparentemente più forti e potenti degli esseri umani.

Diamole tempo, lei sa come e cosa fare per il suo bene.

Tratto da “Vivere in Ciabatte”.

Darsi da fare e’ l’antidoto alla pigrizia e alla lamentela sterile!

Fuerteventura è talmente piena di capre che da anni questi animali ne sono diventati il simbolo.

Ogni souvenir le raffigura, e loro, noncuranti, passano le giornate a masticare piante e a farsi fotografare dai turisti.

Si cibano di arbusti, e prediligono quelli semigrassi, perché più ricchi di acqua.

Mentre sgranocchiano magari pensano:

“Dovremmo iniziare a farci pagare, almeno un euro a foto”.

Se così fosse potrebbero permettersi di andare al ristorante ogni sera, dato il numero impressionante di scatti che le immortalano.

FORTI E FLESSIBILI

Ciò che più ammiro di questi animali è la capacità di sopportare la siccità; si sono abituate a non bere, sanno approfittare della poca quantità di acqua che si accumula sulle piante grazie all’escursione termica tra giorno e notte.

Sono un perfetto esempio di come la flessibilità sia la vera forza, di come darsi da fare sia meglio che arrendersi, di come lottare per sopravvivere sia l’antidoto alla pigrizia e al lamento, così caro agli umani.

COINQUILINI NEL DESERTO

Nel deserto, oltre agli scoiattoli (con i quali condividono fama e celebrità) le capre hanno altri coinquilini.

Non è raro incontrare i numerosi ricci (erizo), che si mimetizzano con facilità nel deserto, sfruttando la loro colorazione perfettamente tono su tono.

E le numerose specie di uccelli, tra i quali l’Ubara, della quale una varietà è presente solo sull’isola di Fuerteventura.

E i diversi tipi di lucertole, che passano la loro giornata fuggendo dai predatori, e rilassandosi al sole su qualche sasso.

A Fuerteventura non esistono serpenti, né scorpioni o ragni velenosi o altre creature pericolose.

NATURA VIVA

Tutta questa vita si muove in un palcoscenico di sabbia, terra e cielo che sembra un dipinto.

Un capolavoro di accostamenti cromatici, dove niente è casuale.

Il piumaggio e il manto degli animali sono stati pensati e progettati per mimetizzarsi alla perfezione, la composizione vulcanica della terra e delle rocce è stata realizzata per accogliere e nutrire le specie vegetali che regolano l’ecosistema.

Il tutto orchestrato dall’umidità notturna che fornisce l’unico elemento insostituibile quanto indispensabile: l’acqua.

La sua storia piacerebbe a #Indiana Jones.

La mia cara amica Inma un giorno mi ha detto: “se vuoi assistere ad uno spettacolo emozionante e inedito ogni giorno, siedi sulla stessa pietra di fronte alla montagna sacra di Tindaya al tramonto: ferma nel medesimo luogo, vedrai ogni sera un paesaggio nuovo e bellissimo.”

IL MISTERO NE ACCRESCE IL FASCINO

Tindaya e’ il luogo che in epoca preistorica gli aborigeni dell’antico popolo Maho, primi abitanti di Fuerteventura, deputarono al culto e alla spiritualità.

Nell’area della montagna esistevano oltre 300 incisioni podomorfe (ovvero raffiguranti sagome di piedi umani), orientate verso il punto del solstizio d’inverno.

Incisioni come queste si trovano solo a Fuerteventura, Lanzarote e nel nord Africa, ma solo la montagna di Tindaya ne raccoglie tante.

Non si conosce l’esatto significato di questi disegni: si e’ scoperto che le incisioni di Lanzarote sono rivolte esattamente verso Tindaya, mentre quelle rinvenute a Tindaya sono orientate in mondo estremamente preciso verso il tramonto nei vari periodi dell’anno. Nel solstizio d’inverno, questo coincide con la posizione del Teide (vulcano di Tenerife, la montagna più alta di Spagna) e verso l’isola di Gran Canaria. Molti misteri restano da scoprire.

MONUMENTO NATURALE DA RISPETTARE

La montagna di Tindaya e’ un luogo unico, ricco di storia, cultura, arte, magia, mistero, introspezione e ahime’ speculazioni e progetti controversi.

Nel 1987 e’ stata riconosciuta Monumento Naturale, ma questo non ha impedito il suo sfruttamento: dal 1991 si e’ trasformata in cava dalla quale estrarre la trachite , tipo di roccia vulcanica. Quest’attività e’ terminata, anche se ha lasciato visibili cicatrici sulla montagna.

DIVIETO DI ACCESSO AI NON ACCOMPAGNATI DA UNA GUIDA

La maggior parte delle incisioni podomorfe sono praticamente invisibili alla luce del sole, per questo, senza accorgersene e senza cattive intenzioni, semplicemente camminando, ne sono state distrutte moltissime.

Per questo le istituzioni hanno proibito la salita e le visite alla montagna di Tindaya: e’ necessario un richiedere un permesso alla Consejeria del Medioambiente per scalare la montagna, e si puo’ farlo solo se accompagnati da una guida.

C’È CHI LA PROTEGGE DA OLTRE 30 ANNI CON CON IMPEGNO E CORAGGIO

Sabato sono stata a una conferenza organizzata dallo storico gruppo che forma la “coordinadora montañaTindaya”

#canariasportindaya #elmonumentoyaexiste #tindayanosetoca

Erano presenti archeologi, professori universitari, giornalisti e cittadini provenienti da molte isole dell’arcipelago.

Riporto ciò che ho ascoltato.

Di fronte a ritrovamenti di tale rilevanza archeologica, istintivamente ci si aspetta dalle istituzioni la ferma intenzione di tutelare cotanto patrimonio in ogni modo possibile.

Secondo gli organizzatori della conferenza, a Tindaya e’ accaduto qualcosa di difficilmente comprensibile.

La montagna nella sua interezza e’un patrimonio storico e culturale; inspiegabilmente solo la cima e’ stata decretata BIC (bene di interesse culturale), come se fosse un pezzo di terra che galleggia nell’aria.

Un po’ come se si decretasse come patrimonio storico la sola cupola di San Pietro, senza estendere la qualifica alla basilica sottostante.

Il comitato di coordinamento che ha organizzato la conferenza sostiene che questa stravagante decisione e’ stata presa per permettere la realizzazione del progetto (tuttavia non presentato nel dettaglio e per ora bloccato) dello scultore Eduardo Chillida (deceduto nel 2002), il quale nel 1993 propose di svuotare letteralmente la montagna, per “creare un monumento che esalti il vuoto”.

Si stanziarono oltre 12 milioni di euro per realizzare uno studio di fattibilità del piano di Chillida, anche se non e’ chiaro come siano stati spesi.

La società civile si e’ opposta da subito a questo progetto, ricorrendo alla giustizia per bloccarlo, e adducendo il condivisibile argomento che “il monumento già esiste, ed e’ la montagna stessa”.

Il concetto fondamentale non è che la montagna sia sacra perché gli aborigeni pre-ispanici incisero lì le figure podomorfe, ma tutto il contrario. Le incisero lì perché la montagna era per loro sacra.

Forse se tutto quel denaro fosse stato destinato a finanziare studi archeologici o progetti che tutelassero la montagna e il territorio circostante, avremmo potuto scoprire altri tesori nascosti.

Sabato hanno detto che, oltre ai milioni, sono purtroppo spariti molti reperti, e questo e’per me il dato più triste.

UN PAESAGGIO NUOVO OGNI GIORNO

La mia amica Inma ha ragione: ogni volta che guardo la montagna di Tindaya, scopro nuovi e meravigliosi paesaggi: spero che la sua storia e il suo fascino trovino il modo di resistere alla natura ingorda che spesso contraddistingue la razza umana.