Sei capace di riconoscere i tuoi talenti?

Pensi di meritare i tuoi successi, o di averli ottenuti solo perché hai avuto fortuna?

Esistono persone che non riescono ad attribuirsi i meriti di ciò che riescono a raggiungere.

Non si sentono “abbastanza bravi”, minimizzano i propri successi, e si convincono di averli ottenuti per pura casualità.

Arrivano a rifiutare riconoscimenti e attestazioni di stima, certi di non meritarli, e rifiutano di ammettere le proprie competenze, anche se riconosciute ampiamente dal resto del mondo.

LA SINDROME DELL’IMPOSTORE

Le psicologhe Pauline Rose Clance e Suzanne Imes nel 1978 studiando questo atteggiamento riscontrato in molte donne di successo, lo classificarono  come: “Sindrome dell’impostore” (The imposter phenomenon in high achieving women: Dynamics and therapeutic intervencion, Psychotherapy Theory, Research and Practice Volume 15, #3, Fall 1978). Studi successivi evidenziano che gli uomini non sono immuni alla “sindrome dell’impostore”.

IL CERVELLO: IL NOSTRO OPTIONAL PIÙ PREZIOSO

Un esercizio utile per riconoscere i tuoi talenti e accettare di meritare i tuoi successi è quello di “vederti da fuori”, attraverso “visualizzazioni in stato dissociato”.

Possiedi una dotazione di serie potente, il tuo cervello, che tra le molte sue funzioni, ti permette di rivivere le esperienze passate, ma anche di immaginare quelle future.

Puoi scegliere di “rivedere” le tue esperienze passate in due modi:

  • stato dissociato: ti permette di vedere le esperienze da una diversa prospettiva, con maggiore distacco: è come se tu fossi seduto sulla poltrona di un cinema dove sullo schermo si proiettano le immagini delle tue azioni. Lo stato dissociato permette una visione critica dei tuoi comportamenti, offrendoti maggiore lucidità e possibilità di elaborare una visione strategica.
  • stato associato, ovvero in prima persona, da attore protagonista. In questa modalità la carica emotiva è maggiore, percepisci lo spazio tridimensionale, vedi, tocchi, ascolti, senti ogni sensazione come se la vivessi  in diretta. In questo stato l’esperienza è viva e intensa a livello fisico: associarsi a un’immagine permette di concentrarsi efficacemente sulla risposta emotiva generata dall’esperienza.

Vuoi saperne di più?

Contattami e prenota una sessione di Coaching: la prima è gratuita, ci serve a conoscerci e a capire se vogliamo iniziare insieme il tuo percorso di crescita personale.

A presto!

Sai cosa sono i neuroni specchio?

Capita di sentirli nominare nelle descrizioni dei più svariati prodotti e servizi, o magari nei test di giornali e riviste: questa “massificazione” non piace ad alcuni scienziati.

Negli anni ’90 il Dottor Rizzolatti scopre che nel cervello di un macaco si attivano gli stessi gruppi di neuroni, sia quando esegue un’azione, sia quando osserva altri eseguire la stessa azione: decide di chiamarli “neuroni specchio”.

Scoperta rivoluzionaria

Questa scoperta rivoluziona il mondo delle neuroscienze: si attribuisce ai neuroni specchio il merito di renderci capaci di imparare, e di “empatizzare”.

La parabola dei neuroni specchio ascende rapidamente, fino a registrare la frase del famoso neuroscenziato V. Ramachandran:

“I neuroni specchio sono per le neuroscienze ciò che il DNA è stato per la biologia.”

Sociologi, psicologi, politologi e filosofi iniziano a studiare i neuroni specchio, che acquisiscono in breve tempo rilievo in ambito scientifico.

Parallelamente questa scoperta si diffonde nel mondo delle “pseudoscienze”: i neuroni specchio diventano un argomento noto al grande pubblico, e non più solo agli addetti ai lavori.

Utile strumento, ma da soli non bastano a spiegare come funzioniamo!

Nei miei studi sulla PNL incontro spesso i neuroni specchio: per alcuni formatori sono fondamentali per stabilire il “rapport” nel linguaggio direttivo, ipnotico e persuasivo, per altri spiegano cosa sia il “carisma”.

Per me sono uno dei tanti elementi da approfondire, per continuare a evolvere nel Coaching e nella vita in generale.

Se vuoi sapere come influiscono nella comunicazione efficace, contattami!

Non finisce qui…

Si continua a studiare i neuroni specchio: ora si sa che ne esistono di diverse categorie, a seconda, per esempio, della funzione motoria che determinano.

Nel libro di Marco Iacoboni “I neuroni specchio. Come capiamo ciò che fanno gli altri” (Bollati Boringhieri, Torino 2008) trovi approfondimenti scientifici.

A presto!

ESSERE MENTOR

Diventare un Mentor per qualcuno, riuscire a insegnare e contemporaneamente imparare, sviluppando una mutua e sincera gratitudine, è un’esperienza meravigliosa, capace di accrescere entrambi i soggetti coinvolti in modo impagabile.”

Quello del Mentor é per me il più sublime dei ruoli, e sono grata a chi in questi anni mi ha dato l’opportunità di accompagnarlo nel proprio percorso di crescita personale e professionale.

MILLENIALS VS GEN X

Ringrazio AIDP – Associazione Italiana per la Direzione del Personale, punto di riferimento per i professionisti delle Risorse Umane, che ha pubblicato sul suo periodico online il mio articolo sul Reverse Mentoring. 

Sono convinta  dell’importanza di considerare la “coabitazione” delle diverse generazioni nel lavoro come un’opportunità di crescita, raggiungibile grazie al  Mentoring.

Tengo molto a questo articolo, che parla di accettazione, di ascolto e di rispetto: la convivenza tra generazioni profondamente diverse è un’opportunità da cogliere, e non un problema da risolvere.

Per vincere la sfida del 2020 qualche leader forse si vedrà davanti a un dilemma: meglio contrattare una persona con buone soft skills e insegnargli le hard skills, o viceversa?
Io immagino leader capaci di vincere la sfida accompagnando i membri del proprio team in straordinari percorsi di crescita personale e professionale, aiutando ognuno di loro a diventare un Mentor per i propri colleghi.

 

Se vuoi leggere l’articolo per intero, clicca qui

Grazie a chi vorrà condividere le proprie riflessioni!

A presto.

“Dobbiamo evitare la distruzione di ogni muro vecchio, di ogni suddivisione, di ogni casa in cui il tempo abbia lasciato un’impronta storica.

La sua sparizione cancellerebbe per sempre un passato pieno di significato, e di saggezza appresa dall’esperienza di secoli di osservazione delle condizioni di clima, latitudine, vento, e luce di un incredibile paesaggio, che determinavano un risultato, un modo di attuare che non si può improvvisare in un breve spazio di tempo”.

Cesar Manrique

Aggiustare e non buttare

Oggi si buttano vecchi strumenti di legno per comprarli di plastica, si demoliscono muri di pietra per ricostruirli in cemento, si sostituisce la calce con materiali chimici.

Cosi facendo si accumulano rifiuti, ma soprattutto si cancella il lavoro e la memoria di chi ha costruito con fatica infinita, e pari dignità, autentici capolavori di architettura sostenibile. Queste costruzioni dovrebbero essere valorizzate, amate e preservate, di certo non abbandonate.

Tornare al passato, copiare tecniche di bio-edilizia e eco-costruzione è un buon modo di proteggere l’ambiente valorizzando antiche e nobili forme di architettura, che tra l’altro sono decisamente più efficienti di molte tecniche moderne.

Imparare dal migliore dei maestri

Cesar Manrique era un uomo illuminato, un visionario, un autentico genio.

Le sue parole ci accompagnano ogni giorno, ci indicano la via, ci fanno coraggio e ci aiutano a rafforzare la nostra missione: recuperare una vecchia casa e sviluppare un turismo sostenibile attraverso la creazione di Alma Calma Hotel Rural.

Certo non questa non è la scelta più rapida ed economica, ma è la sola in armonia con i nostri valori umani, quindi è l’unica possibile.

Cosa intendi per “leggerezza”?

Credo nella leggerezza, la cerco e la coltivo perché è l’antitesi di “pesantezza”, e per me un sinonimo di eleganza.

L’eleganza che intendo non è quella degli abiti costosi: è quella espressa dalla semplicità delle piccole cose, che si manifesta, per esempio, quando sboccia imprevisto un sorriso genuino.

Penso che “leggerezza” non significhi “superficialità”: al contrario, essere leggeri vuol dire liberarsi dei pesi dalle spalle e dal cuore, per recuperare le forze, accettare quello che non possiamo cambiare, e adeguarsi con flessibilità anche alle situazioni più sfidanti.

Essere leggera significa prendermi meno sul serio, togliermi il peso di dover cambiare il mondo.

Il potere della leggerezza

Giudicare mi allontana dalla leggera ”eleganza mentale” che mi fa sentire libera.

Da quando ho iniziato a “accettare” e mi impegno a “smettere di giudicare”, ho capito il grande potere della leggerezza.

Emettere giudizi, su me stessa e sugli altri, appesantisce i pensieri, e quindi i comportamenti e le relazioni. Cerco di accettare soprattutto chi o cosa mi ferisce, così poi non devo  “perdonare”.

Accettare per non dover perdonare

Perdonare è difficile, raramente si riesce a farlo sul serio: in pochi scelgono di rinunciare al rancore, nonostante il malessere che lo accompagna.

Non sempre ne sono capace, quindi preferisco scegliere di accettare, rinunciando al giudizio: questo alleggerisce parecchio le situazioni e i pensieri, e mi rende libera.

Finalmente libera della pesantezza

Prima ero pesante perché mi auto-attribuivo la responsabilità di salvare tutto e tutti, magari anche contro la loro stessa volontà. Spesso mi sentivo frustrata, o peggio, in colpa quando credevo di fallire.

Mi sono presa la libertà di accettare che ognuno decide da sé la vita che vuole, e non sono io la responsabile delle altrui scelte: lo sono delle mie. Accettarlo mi ha istantaneamente tolto un peso enorme, ha reso la mia vita più agile, dinamica e mi ha restituito la libertà di essere me stessa.

Cosa intendi per “forza”?

Leggerezza ed eleganza per me sono anche sinonimo di flessibilità, che credo sia la vera forza.

La forza non è quella di chi grida invece di parlare, di chi batte i pugni sul tavolo, di chi gonfia il petto e sputa sentenze, di chi parla e non ascolta. Di chi giudica, e non perdona l’altrui giudizio.

La vera forza è quella di chi accetta, di chi si adatta con flessibilità a ogni situazione, tirando fuori i migliori talenti e risorse.

La flessibilità ci permette di migliorarci, imparando da ogni esperienza. E quanto più le circostanze saranno sfidanti, maggiore sarà la soddisfazione che ci accompagnerà mentre supereremo ostacoli, paure e situazioni difficili.

Il segreto è scegliere la flessibilità

Affrontare eventi e comportamenti con rigidità, stufandosi di ascoltare, comprendere e accettare gli altri, è un buon metodo per tribolare e generare altrui sofferenze.

L’ho capito a mie spese, e voglio ricordarmelo ogni volta che qualcosa o qualcuno mette alla prova il mio benessere emotivo.

Imparare dal bambù

Mi aiuta una storia, di sicuro nota a chi ama le filosofie orientali: una maestosa quercia deride il bambù che ha vicino, paragonando il suo gigantesco tronco alle sottili canne di quest’ultimo. Ma è in arrivo una tempesta: la quercia, proprio perché rigida e mastodontica, soccombe al vento, mentre il bambù si piega, ma non si spezza, e – grazie alla sua flessibilità– riesce a sopravvivere alla furia degli elementi.

Il bambù sa che è inutile e dannoso opporsi e lottare contro un vento smisurato: basta assecondarne il movimento e aspettare che passi.

E ha proprio ragione, perché nessuna tempesta è infinita.

È raro che io non trovi le parole: di solito mi riesce facile, ma, in queste ultime settimane, fatico a trovare qualcosa di sensato da scrivere, e a volte anche da dire.

Sentire da distante i miei cari preoccupati, e vedere il mio Paese ammalarsi, mi intristisce profondamente, spegne la mia proverbiale loquacità e anche molti dei miei sorrisi.

Mio marito ormai sa che niente mi riscalda il cuore e mi dà forza quanto un suo abbraccio, per questo in questi giorni mi stringe più spesso a sé: entrambi sappiamo di essere privilegiati  perché qui a Fuerteventura possiamo abbracciarci davvero.

Magica ossitocina

I benefici effetti degli abbracci sono ormai arcinoti: sprigionano ossitocina, sostanza portentosa che molti chiamano “l’ormone dell’amore”. Gli studi sull’ossitocina ormai si moltiplicano: molti provano quanto questo ormone sia fondamentale nelle relazioni umane perché favorisce e stimola le reazioni empatiche, abbassa i livelli di stress, ansia e paure.

E’ incredibile quanto una carezza o un abbraccio sappiano provocare sensazioni cosi forti da sgretolare anche il più granitico dei personaggi.

La tenerezza ci salverà

Nel coaching utilizzo abitualmente molti strumenti e tecniche per individuare valori e credenze, interpretare sensazioni, analizzare comportamenti, ma ciò che arriva a “stupire con effetti speciali” è riscoprire la clamorosa e dirompente forza della tenerezza.

La tenerezza accende emozioni così potenti che riscaldano in un attimo cuori apparentemente freddi come cubetti di ghiaccio, sciolgono in un secondo “magoni”  che sembravano indistricabili,  spingendo dagli occhi liberatorie lacrime di gioia.

Abbracci virtuali per tutti

So che di questi tempi gli abbracci fisici sono da evitare, ma quelli “virtuali” sono ancora immuni dal contagio. E non parlo solo delle emoticons a braccia aperte nei messaggini: mi riferisco soprattutto agli abbracci a distanza che via Skype dispenso e ricevo dalle persone che amo, e alle quali voglio manifestare il mio affetto in questi momenti complicati.

Presto potremo tornare ad abbracciarci “dal vero”: sono certa che in quel momento saremo capaci di riconoscere e apprezzare questo miracoloso gesto come merita, assaporando ogni benefica sensazione che genera.

In attesa che questo avvenga, sono pronta a dispensare abbracci virtuali a chiunque voglia contattarmi.

Molte persone mi chiedono, costantemente, quale sia il mese migliore per visitare Fuerteventura, e come sia l’inverno qui.

INVERNO? NO GRAZIE

Nonostante sia iniziato Febbraio, da una decina di giorni viviamo l’estate ideale: di giorno raggiungiamo i 28 gradi, splende il sole, c’è solo un piacevole venticello che accarezza i nostri volti e ci permette di lavorare all’aperto o stare in spiaggia senza patire il caldo, e la temperatura scende solo verso sera, invogliandoci a rilassarci a casa. Il mare mostra i suoi colori più attraenti: passa dal turchese, al blu notte, dall’azzurro chiaro fino al bianco delle onde che si trasformano in schiuma. Il cielo è limpido, per questo le albe offrono sfumature mozzafiato, esaltando l’intera gamma dei colori rosa e azzurri.

IL POTERE DEL TRAMONTO

Ma il meglio arriva al tramonto: ogni sera inizia uno spettacolo incredibile, unico, indescrivibile. Mi sento grata e fortunata ogni sera: mi emoziono camminando con il Tiki, vedo il sole che inizia a scendere, dipingendo di oro le pietre della montagna di Tindaya e degli infiniti e sconosciuti sentieri che la circondano, e ascolto i suoni di mille specie di passeri, delle Hubara, e degli altri uccelli che qui godono di spazi protetti, quindi sono i padroni assoluti degli enormi spazi. Da casa nostra il mare sembra vicinissimo: certe sere, al calar del sole, vediamo in lontananza le sagoma di Gran Canaria e del Teide (come testimonia la foto del nostro amico Gianfranco Costa, profilo instagram @gianco_ftv).

INNAMORARSI E TORNARE

Se vieni qui in vacanza, e ti becchi una settimana così, inizierai di sicuro a pensare di tornare, o addirittura trasferirti, a Fuerteventura. E come darti torto? Come si fa a non innamorarsi di Fuerteventura quando è mite, accogliente, generosa e ti permette di godere a pieno la sua meravigliosa natura?

OPPURE SCAPPARE E NON TORNARE PIÙ

L’anno scorso in questo stesso periodo pioveva di brutto, e tirava un vento fortissimo. E qui, quando piove, la faccenda è seria. Non esistono sistemi per lo scolo dell’acqua, che si scatena imprevedibile, rude e intensa: bastano poche ore per allagare paesi e strade. Vedi fiumi di acqua, e i profondi solchi rapidamente creati dalla loro incontenibile discesa giù dalle montagne, trascinando sabbia e terra sulle strade. Le case e gli appartamentini dei residence di solito non sono costruiti per sopportare l’acqua;  quando arrivano i fatidici 5 giorni di pioggia all’anno, non è raro che vi piova dentro. Nel dicembre 2018 abbiamo avuto alcuni giorni di vento con raffiche fino a 100 chilometri l’ora: sabbia e terra in sospensione annebbiavano il cielo fino a rendere invisibile il sole. Il mare infuriato mostrava onde spaventose. Per strada volava ogni genere di residuo, da rami e foglie a sacchetti di plastica abbandonati o scappati da mani incaute.

Se vieni qui in vacanza, e ti becchi una settimana così, col cavolo che tornerai a Fuerteventura o consiglierai ad altri di visitarla. E come darti torto? Come si fa a non voler fuggire a gambe levate da un luogo che si dimostra così inospitale?

 AMO FUERTEVENTURA ANCHE PER QUESTO

Per questo non so rispondere con esattezza alle domande più frequenti che ricevo.

Vivo qui da sette anni, e non ricordo un inverno esattamente uguale all’altro; a dire il vero anche le altre stagioni possono essere profondamente diverse tra loro.

Amo così tanto quest’isola anche per questo: il suo spirito selvaggio è ciò che più mi affascina, mi attrae e mi rende incapace di allontanarmi da lei.

Nel mio libro, “Non mollare, cambia!” racconto come ho imparato ad amare questa isola unica: clicca qui per ordinarlo su Amazon!

 

 

Sei pronto per una nuova decade?

Tra poco inizia un nuovo anno, e se ci pensi bene anche un nuovo decennio. Come ti vedi tra 10 anni?

Hai mai detto: “Io sono fatto così, non posso cambiare!”?
Sei davvero sicuro che sia vero? Pensi di essere esattamente lo stesso individuo che eri 10 anni fa?
Ognuno di noi cambia ogni giorno, che lo voglia o no: ogni evento o nuova esperienza vissuta ci hanno modificato, magari impercettibilmente, e hanno cambiato le nostre credenze e il nostro bagaglio esperienziale.
Tutti noi inesorabilmente, e spesso inconsapevolmente, cambiamo: la vera sfida è quella di diventare gli artefici del nostro cambiamento, per definire e realizzare i nostri obiettivi.

Sai cosa vuoi?

La nuova decade in arrivo è una buona occasione per iniziare a capire cosa realmente vuoi, e non solo “cosa non vuoi”. Per capire cosa realmente vuoi devi innamorarti di te stesso, diventare la persona più importante per te, metterti al primo posto nella tua vita. Per riuscirci devi diventare consapevole dei tuoi talenti, dei tuoi limiti, e capire cosa ti fa stare bene: devi soddisfare per primi i tuoi bisogni, rispettando i tuoi tempi e farlo naturalmente, senza rimorsi.

Peccato che questo concetto fondamentale difficilmente ci venga insegnato. Spesso ci inculcano che chi si mette davvero al centro della propria scena e pensa al proprio benessere, è un mostruoso egoista. Per questo diventa “normale” non sapere cosa si vuole davvero, anzi per molti l’unica soluzione è quella di “lasciarsi trasportare” dagli altri, delegando a loro le decisioni importanti, magari per paura di deluderli: in questo modo è facile ritrovarsi in situazioni non coerenti con i propri valori.

Ti auguro di innamorarti!

Nel 2020 ti auguro di innamorarti, ma di te stesso, ovvero della persona più importante per te.

Amandoti scoprirai cosa ti definisce, ti rende autentico e unico prezioso.

Amandoti scoprirai cosa davvero vuoi, cosa ti porta al benessere emotivo: questa consapevolezza è il primo passo per determinare i tuoi obiettivi in armonia con ciò che è davvero essenziale per te.

Amandoti scoprirai il potere e la libertà che si raggiungono imparando a prendere le redini della propria vita.

Amandoti davvero sarai te stesso, e ti sorprenderai di come migliorerà la qualità della tua vita, e quella di ogni tua relazione umana e professionale.

 

 

Quali sono le tue aspettative?

Quando ci aspettiamo qualcosa da una persona, le attribuiamo un ruolo nella nostra vita: la “investiamo” di una carica, spesso senza neppure comunicarglielo, né chiedergli se è d’accordo.

Per molti anni ho silenziosamente conferito mansioni scomode impegnative a parenti, amici, mariti, capi, vicini di casa, e persino ignari passanti.

Non mi preoccupavo di spiegargli cosa pretendevo da loro, né mi sforzavo di osservarli per capire se stessero attraversando un momento di difficoltà e magari necessitassero aiuto: davo per scontato che dovessero capirmi, rispettarmi, supportarmi, amarmi incondizionatamente, mettermi al primo posto nella loro vita.

Inoltre attribuivo loro missioni e obiettivi titanici, che neppure io ero in grado di portare a termine: mi aspettavo risolvessero i miei disagi e le mie inquietudini.Questo atteggiamento mi allontanava dal mio benessere emotivo, e ovviamente anche dalle persone importanti nella mia vita.

L’importanza delle aspettative!

Un bel giorno un libro mi ha aperto gli occhi: ho finalmente capito che dovevo iniziare a lavorare su me stessa, e smettere subito di attribuire agli altri la responsabilità di ciò che non andava bene nella mia vita.

Ho ben chiara la fondamentale importanza rivestita dalle aspettative nei nostri percorsi mentali e decisionali: per questo sono protagoniste nel mio lavoro di coach, insieme ai valori.

Riprendere le redini!

È difficile spiegare in poche parole il potere e la libertà che si raggiungono imparando a prendere le redini della propria vita! Lo racconto nel mio libro: “Non mollare, cambia!”

Se vuoi ne parliamo insieme il prossimo 21 novembre alle 19 al Museo Arte e Scienza di Milano!

“Per essere felici bisogna vivere il presente…”
(il tempo, secondo Luciano de Crescenzo).

È proprio vero: se ci pensi bene, esiste solo il presente. Le cose succedono nel presente. Il presente ci offre le risposte: per coglierle dobbiamo concentrarci su quello che stiamo facendo qui e ora, e viverci il momento.

Passato e futuro non esistono

Il passato non esiste più: certo esiste il ricordo del passato, ma ciò che è stato, ormai è game-over.
E in questo momento neanche il futuro esiste: c’è solo quello che immaginiamo e proiettiamo nella nostra mente, quello che temiamo o speriamo.
Ciò che esiste davvero è solo il presente, ovvero quello che viviamo QUI e ORA.
È su questo che dobbiamo concentrarci, evitando di contaminare il nostro presente pensando a ciò che realmente non importa e non serve in questo momento.

La sfida: vivere il momento!

La grande sfida di questa epoca è essere capaci di vivere nel presente, senza pensare a cosa dovremo fare tra poco o tanto tempo, e senza pensare a cosa avremmo potuto fare nel passato.
Recriminare su fatti che ormai non possiamo cambiare, è inutile e dannoso: ci toglie lucidità, indebolisce la nostra capacità di analisi, rischia di irrigidirci e, soprattutto, consuma gran parte della nostra energia.
Ipotizzare circostanze e scenari futuri, magari pessimistici, ci carica di paura dell’ignoto, alimenta la rassegnazione, censura il nostro desiderio di cambiare, sega il nostro entusiasmo e, insieme a lui, anche le nostre possibilità di crescere e migliorare.

Come si vive nel presente?

Per prima cosa dobbiamo rallentare, e in pochi ci riescono.
Oggi si riempiono agende, si accelera per arrivare prima, si telefona mentre si guida, si smazzano più faccende contemporaneamente, si incastrano slot, si fissano appuntamenti in pausa pranzo, si entra al bar senza salutare, si ignora chi ci siede davanti perché si deve messaggiare con chi ci scrive da chilometri di distanza.

Facciamo un rapido test:

Sei capace di aspettare in silenzio che un pedone attraversi sulle strisce? di mangiare senza smanettare con il cellulare? di non spingere per salire per primo sulla metro?

Arrivati a questo punto, costa fatica ri-educarci.
Tornare a “fare una cosa alla volta”, come si faceva tanti anni fa, è un buon modo per imparare a vivere il presente.
Imparare a concentrarci su chi e cosa abbiamo di fronte, momento per momento, vuol dire saper dedicare la massima attenzione a ogni singolo fotogramma del film della nostra vita.

Imitare gli sportivi

I risultati di gare importanti si decidono per millesimi di secondo: oggi allenare il corpo è imprescindibile, ma non basta perché il muscolo più importante è “la testa”.
Nel coaching sportivo utilizziamo ampiamente le tecniche di visualizzazione per insegnare il potere della concentrazione agli atleti.
Si parte dalle visualizzazioni e dalle “ancore” per “educare” la mente a entrare in stati potenzianti prima di una gara, e questo fa la vera differenza.
Questi strumenti non sono solo destinati agli sportivi: ognuno di noi ha la possibilità di imparare a gestire la propria concentrazione, per ottenere prestazioni vincenti in ogni ambito della propria vita! Scrivimi a lauracarbonecv@gmail.com e approfondiamo il concetto!