Viaggiare informati. Questo è il motto di questo post!

COSTO DELLA VITA A FUERTEVENTURA. NON E’ TUTTO ORO QUELLO CHE SI RACCONTA

Secondo i miei calcoli negli ultimi 3 anni il costo della vita è aumentato di circa il 20%.
Arrivo a questo risultato perché, come hai letto nel mio libro C.V. Metodo per Cambiare Vita in modo intelligente , sai che ritengo obbligatorio sviluppare l’abitudine perversa quanto illuminante di rendicontare puntualmente le spese. Tutte le spese.

IVA AL 7% E BENZINA A 1 EURO AL LITRO.

E’ vero. Il pieno di benzina non è un salasso e l’IVA (qui si chiama IGIC) è al 7%; inoltre non serve il riscaldamento, né comprare cappotti e piumini o scarpe da pioggia e neve.
Questo permette di abbassare molti costi fissi annui obbligatori per esempio nella mia città di adozione, situata in piena Pianura Padana, ma sono necessarie diverse precisazioni.
L’IGIC è bassa, ma se si scelgono cibi di buona qualità i prezzi lievitano e superano quelli italiani.
Esistono diverse fasce di prezzo per salumi, formaggi, frutta, verdura, carne e pesce. Per esempio si trova un prosciutto di spalla a meno di un euro al kg, ma solo vederlo mi provoca il desiderio di digiunare.
Siamo su un’isola nel mezzo dell’Atlantico, in via di desertificazione, dove sono rare le coltivazioni e gli allevamenti; questo implica la necessità di importare molti generi alimentari, con relativi costi di trasporto, salatissimi, che pesano solo “sull’utilizzatore finale”.

AFFITTI RADDOPPIATI IN 3 ANNI

Tre anni fa si riusciva a trovare un appartamento decorosamente arredato, con una camera da letto, soggiorno/cucina, bagno e piccolo terrazzo o giardinetto per meno di 400 euro al mese.
Ora la domanda è più che quadruplicata, e l’offerta è altrettanto scesa perché i proprietari di case preferiscono affittare a turisti per brevi periodi, attività notevolmente più redditizia.
Ogni giorno orde d’italiani sbarcano da aerei low cost, e si dirigono come missili in agenzie immobiliari, chiedendo case da affittare.
Questo fa sì che lo stesso appartamento venga letteralmente messo all’asta dagli “immobiliaristi” ed aggiudicato al miglior offerente, arrivando a costare oltre 800 euro al mese.
Molti di questi connazionali finiscono per dividere appartamenti con sconosciuti, dormendo ammassati in un piccolo spazio per contenere le spese.

PESSIMA NOMEA

Ho visitato molti piccoli appartamenti mentre cercavo quello giusto da comprare. Alcuni erano semi distrutti, rasi al suolo. Spettacoli raccapriccianti che per decenza non descrivo.
I venditori erano diffidenti quando capivano che sono italiana.
Solo dopo aver chiesto referenze sul mio conto ad autoctoni rispettabili accettavano di mostrarmi gli alloggi.
Mi raccontavano che li avevano affittati a italiani, dall’apparenza accattivante, ma che in pochi giorni si moltiplicavano come “cucharachas”: vivevano 10 persone, in 45 metri quadrati, dormendo su materassi buttati sul pavimento, nella sporcizia. E come se non bastasse smettevano di pagare l’affitto.

TUTTO E’ ELETTRICO: BOLLETTE AUMENTATE DI OLTRE IL 27% IN DUE ANNI

Si cucina con piastre elettriche, si scalda l’acqua con boiler. Gli appartamenti sono privi di predisposizione ad impianti a gas. Il contatore gira, e il cartello dei gestori di energia elettrica è simile a quello italiano. Ovvero nomi diversi, ma stessi proprietari, che aumentano contemporaneamente i costi di servizi e forniture, obbligandoti a sottoscrivere assicurazioni se si vuole continuare a godere del “servizio segnalazione dei guasti”. Negli ultimi tre anni le mie bollette per questo sono aumentate del 38%.

Ma niente paura!
Come ho detto: VIAGGIARE INFORMATI. QUESTO E’ IL MOTTO DI QUESTO POST!

 

Testa dura, ma mia.

Leggi i miei post: la mia esperienza diretta è a tua disposizione!

DIFFIDARE DEI “FACILONI”

Sarà forse perché sono genovese purosangue, ma ho sempre avuto una buona dose di diffidenza incastonata nel mio cervello. Credo sia un meccanismo ancestrale di difesa, ereditato da qualche mio trisavolo.

Aggiungi la mia esperienza professionale (quasi 20 anni in un ambiente amministrativo dalle incombenze legali e giuridiche quasi “perverse”) e capirai perché possiedo “alert” che si attivano ogni volta che mi trovo di fronte a chi mi dipinge scenari burocratici paradisiaci, a chi mi descrive procedure ed esperienze a me sconosciute come se fossero un gioco da ragazzi.

Il paradosso è che questi “alert” arrivano al massimo livello quando qualcuno mi dice esattamente quello che mi vorrei sentir dire, quando “me la mette giù facile”, soprattutto se deve vendermi qualcosa.

La mia mimica facciale è inequivocabile e il mio corpo s’irrigidisce, allontanandosi istintivamente dall’interlocutore.

TESTA DURA, MA MIA

Diffido di molti, ma ascolto tutti, soprattutto quando devo prendere una decisione.

Garantisco che il mio è un ascolto attivo perché sono convinta che tutti possano insegnarmi qualcosa, anche le persone più diverse da me.

Ho perennemente fame di conoscenza, desidero sentire storie e altrui esperienze; se qualcosa mi interessa, prendo tempo e approfondisco.

Grazie ad internet posso documentarmi, comprovare se mi hanno detto baggianate. E regolarmi di conseguenza.

Un tempo spesso sarei “partita in quarta”, “fermandomi alla prima osteria”. Ora sono meno impulsiva e più riflessiva; questo mi salva da molti possibili fallimenti (o fracassos, come si dice qui).

ALERT SEMPRE ATTIVI IN TERRITORIO SCONOSCIUTO

Appena arrivata a Fuerteventura ho osservato e ascoltato molto. Ho anche diffidato, pesato parole e i comportamenti altrui.

E’ naturale, consolatorio e desiderabile fidarsi di chi ti rassicura, ti promette facili successi, di chi ti dipinge scenari burocratici idilliaci. E’ ancora più facile quando hai paura, sei dubbioso, hai bisogno di sicurezze perché ti muovi in un territorio sconosciuto e hai voglia di ripartire da zero, e di farlo subito.

E’ proprio in questi momenti che devi ragionare con la tua testa, non cedere alle lusinghe e all’impulsività.

Solo con il tempo potrai valutare e capire di chi puoi fidarti; ci sono seri professionisti davvero capaci, senza fretta imparerai a riconoscerli.

Leggi C.V. Metodo per Cambiare Vita in modo intelligente e scopri come ho affrontato la il mio trasferimento a Fuerteventura!

 

Integrarsi o lamentarsi?

Molti italiani trasferitisi alle Canarie passano ore nei supermercati alla ricerca di cibi italiani deliziosi, quali mozzarelle di bufala, pecorino toscano o romano, fontina della Valle d’Aosta, stracchino, burrata, scamorza affumicata, parmigiano invecchiato 24 mesi. Si stupiscono o addirittura indispettiscono di non trovarli.

W LA CAPRA!

Vivo a Fuerteventura, dove esiste un formaggio di capra talmente squisito da ottenere un importante riconoscimento da “Word Cheese Awards”, che lo ha anche selezionato tra i migliori formaggi di capra del mondo.

Anche il mio palato, meno prestigioso ma davvero esigente, può confermare quanto sia gustoso il “queso majorero” (con denominazione d’origine dal 1996) in ogni sua versione, dal fresco, semicurado o curado (a seconda della sua stagionatura).

Conosco caseifici dove andare a comprarlo direttamente, “appena fatto”…

CARBONARA A TUTTI I COSTI? NO GRAZIE

Ho imparato a cucinare nuovi e gustosi manicaretti utilizzando le delizie offerte dalla terra dove ho scelto di vivere, che sono davvero molti.

Anche se ogni tanto sento la mancanza delle citate prelibatezze italiane, non mi ostino a cercare qui dei surrogati dei capisaldi della cucina italiana. Mi riservo di gustare i cibi di casa nostra in occasione del prossimo viaggio in Italia.

INTEGRARSI O LAMENTARSI?

Per integrarmi davvero in questo luogo ho imparato ad apprezzare quello che ha da offrire, senza concentrarmi su quello che qui non posso trovare.

E questo non vale solo per il cibo.

La natura qui è un enorme museo a cielo aperto: offre spettacoli sempre diversi e emozionanti quanto opere teatrali, film da Oscar …ma solo a chi sa vederli.

Occorre saper guardare e apprezzare la perfetta semplicità, che qui è ovunque. E gratis.

Occorre essere in grado di assaporare questo luogo con la sensibilità e spensieratezza di un bambino.

Occorre concentrarsi su quello che si ha a disposizione, e non “fissarsi” su quello che manca. Occorre aprirsi al futuro e a questo luogo, non rinchiudersi nel passato e alle abitudini consolidate.

Ma tu che hai già letto C.V. Metodo per Cambiare Vita in modo intelligente, già lo sai!

VIAGGIARE… PER CAPIRE QUANTO HO VOGLIA DI RITORNARE

Quando il mio bisogno di conoscenza si fa forte, cerco un volo economico (verso la penisola iberica godo del 50% di sconto in qualità di residente canaria) e vado a visitare un posto nuovo, o una mostra in una città d’arte.

E poi torno qui, sempre più innamorata di quest’isola, della quale sento la mancanza già mentre vado all’aeroporto per partire, percorrendo la stupenda strada lungo il mare.

COMPRARE UN’AUTO USATA? O RE-IMMATRICOLARE L’AUTO CON TARGA ITALIANA? 

E’ necessario presentare documenti e certificazioni un po’ farraginose, che per uno straniero possono essere difficili da interpretare.

Appena trasferiti a Fuerteventura abbiamo sentito l’esigenza di avere un’auto.

La procedura di immatricolazione “spagnola” di un’auto con targa italiana è relativamente complicata: è una delle pochissime pratiche amministrative per la quale suggerisco di rivolgersi ad un professionista autoctono.

E’ necessario presentare documenti e certificazioni un po’ farraginose, che per uno straniero possono essere difficili da interpretare.

Va conservato il biglietto del traghetto con il quale si effettua la traversata per arrivare a Fuerteventura (è possibile imbarcarsi con  la linea marittima Armas da Huelva o Cadice, 2 città nel sud della Spagna, vedi post E ORA COME TRASLOCO?).

L’importo per ottenere la re-immatricolazione in Spagna del proprio veicolo varia in base al valore dell’auto. Confesso che non ho approfondito con il solito studio accurato questo aspetto perché abbiamo subito capito che la nostra Audi A3 Quattro non sarebbe stata il veicolo ideale per circolare nel deserto e sugli sterrati accidentati che spesso percorriamo per recarci nelle suggestive spiaggie dell’isola.

 

CI CONVENIVA ACQUISTARE UN AUTO USATA …MA COME SI FA?

Ancora abituata ai “macchinoni” che si vedono in Italia ero a dir poco perplessa mentre girovagavo in bicicletta e osservavo la grande quantità di auto vecchie, arrugginite, scricchiolanti, scrostate e rumorose che circolano per le strade del mio paesino.

Qui il sole e il sale bruciano carrozzerie, corrodono telai, ogni parte in ferro ed addirittura quelle in acciaio dei veicoli e biciclette.

Per questo il rischio di imbattermi in un privato “furbo” disposto a vendermi un catorcio al prezzo di una Bentley era alto.

Ero propensa a rivolgermi a uno dei diversi concessionari che acquistano dalle società di noleggio le auto usate, le revisionano e le rivendono a privati.

In realtà l’idea non mi entusiasmava perché spesso queste auto, la maggior parte utilitarie, vengono usate come Hummer dai turisti che le sottopongono a settimane di fuori strada nel deserto (un po’ lo avevo fatto anche io quando ero venuta la prima volta in vacanza).

 

ASCOLTARE TUTTI, MA FIDARSI DI POCHI

Per mia fortuna ho saputo che esiste un meccanico in paese, un signore del posto, competente e soprattutto onesto. Ho raccolto informazioni su di lui, chiedendo alle poche persone che allora conoscevo.

 

MITICA CLIO

Questo signore, ora diventato un punto di riferimento, mi ha venduto la “mitica Clio” (così l’abbiamo soprannominata mio marito ed io), 1,400 turbo diesel, fresca di revisione e con un anno di garanzia ad un prezzo (3.500 euro) sicuramente alto se si paragona a quello italiano, ma giusto se si rapporta al contesto dove vivo.

Il passaggio di proprietà non ha costo se si effettua direttamente al preposto ufficio di “Trafico”.  Nel mio caso ci ha pensato il meccanico.

Ho sfrecciato felice per più di due anni sulla mitica Clio, che non mi ha dato alcun problema. Anzi, nonostante i suoi 15 anni di vita e i suoi oltre 170.000 km, si è dimostrata più brillante, scattante e parca nei consumi rispetto alle diverse auto semi nuove noleggiate dagli amici che ci hanno fatto visita.

 

ASPETTARE IL COLPO DI FORTUNA

Un anno fa una conoscente ci ha proposto di acquistare a un prezzo molto interessante una Jeep della quale si voleva liberare in fretta, perché non la usava. Anche in questo caso si trattava di un veicolo di più di 10 anni, con oltre 160.000 km, ma in ottimo stato e fresca di revisione.

Abbiamo così deciso, un po’ malincuore, di vendere la mitica Clio: ci è bastato apporre sul vetro un cartello con la scritta “TE GUSTA?“ accompagnato dal nostro numero di telefono ed in pochi giorni abbiamo firmato il passaggio di proprietà con il nuovo proprietario, che ha scelto di effettuarlo presso un’agenzia di pratiche auto, pagando il costo relativo (circa 250 euro). Ricordo che all’ufficio di Trafico sarebbe costato molto meno.

 

PROFILO BASSO, OCCHI APERTI E CERVELLO IN AZIONE

Prima di acquistare un’auto usata, soprattutto da un privato, valgono le norme del buon senso vigenti nel resto del mondo. Ovvero:

– evitare di scegliere auto costose, dalle accattivanti parti cromate e luccicanti carrozzerie: meglio scegliere utilitarie dal basso consumo, preferibilmente a gasolio. Non importa se le stesse siano già un po’ scrostate…ripeto che sole e sale sono in grado di corrodere in poco tempo qualunque carrozzeria lasciata all’aria aperta.

– provare l’auto con un professionista, pagandogli il disturbo se necessario: questa piccola spesa può permettervi di risparmiare molto in caso vi imbattiate in un catorcio. Dato l’elevato rischio ruggine, suggerisco di controllare bene ciò che non si vede, soprattutto la parte inferiore del telaio, cosa possibile in modo ottimale mettendo l’auto sul ponte di un meccanico.

– controllare la regolarità delle revisioni obbligatorie: qui si chiama I.T.V., procedura molto simile a quelle italiana. Ormai effettuo l’I.T.V. con facilità ogni anno ed in perfetta autonomia.

controllare l’effettiva regolarità del pagamento delle imposte annue del veicolo (equiparabili al nostro bollo ma dal costo notevolmente inferiore): consiglio di effettuare un controllo direttamente presso il preposto ufficio dell’Ayuntamento (equiparabile al nostro Comune).

Appena terminate le opere nel nostro delizioso appartamentino è giunto il momento di metterlo in affitto; contemporaneamente si è minacciosamente materializzata la paura che gli inquilini lo distruggano.

Leggendo il post relativo alla ristrutturazione della casa avrete certamente capito la cura e l’amore che abbiamo dedicato al nostro progetto; solo pensare di affidare il nostro “caramelito” (come si dice qui) al primo che passa, magari pronto a distruggerlo, ci faceva inorridire.

 

VALUTARE CON CALMA LE ALTERNATIVE SECONDO LA VIGENTE NORMATIVA

 

Prima opzione: AFFITTO ANNUALE (LARGA TEMPORADA)

In questo caso si stipula un contratto di affitto semestrale o annuale, rinnovabile alla scadenza. L’importo dei canoni annui incassati deve essere inserito nella dichiarazione dei redditi ed ha un’aliquota di tassazione di circa il 20%.

E’ consigliabile registrare il contratto per tutelarsi in caso l’inquilino non paghi l’affitto ed essere legittimati ad eseguire le procedure di sfratto.

C’è chi sostiene che l’usura dell’appartamento aumenti in caso di affitto annuale; cucinare 3 pasti al giorno, effettuare lavatrici regolarmente e “vivere la casa” depauperi più rapidamente l’immobile.

 

Seconda opzione: AFFITTO SETTIMANALE (ALQUILER VACACIONAL)

In questo caso si deve presentare idonea richiesta presso l’ufficio del Turismo del Cabildo (ufficio provinciale del turismo), corredata da 3 certificati rilasciati dall’Ayuntamiento (Comune) che attestino che l’immobile sia ubicato in una zona dove è concesso l’alquiler vacacional, e abbia i fissati requisiti amministrativi e tecnici.

Alla richiesta è obbligatorio allegare anche l’iscrizione del proprietario all’apposito ente fiscale per certificare i futuri pagamenti delle imposte relative ai canoni percepiti (Alta en la actividad de alquiler vacacional).

I canoni incassati sono soggetti ad un IGIC (l’IVA) del 7% da dichiarare e pagare trimestralmente; è poi obbligatorio inserire l’importo totale dei canoni incassati nell’anno precedente nella dichiarazione dei redditi, dove sarà nuovamente tassato del 20%.

La doppia tassazione è applicata perché si presume che questa opzione di affitto sia molto più remunerativa della precedente.

C’è chi sostiene che con questa scelta l’immobile si conservi integro per più tempo: il turista in vacanza solitamente non cucina né consuma tutti i pasti in casa, anzi preferisce degustare le prelibatezze del luogo e godere il più possibile delle attività all’aria aperta.

 

LA TUA SERENITÀ’ OVVERO IL BENE PIÙ’ PREZIOSO: PENSA BENE E SCEGLI COSA TI FA STARE PIÙ’ TRANQUILLO

Chi possiede un immobile dove non è possibile l’alquiler vacacional secondo l’attuale normativa deve affittarlo a larga temporada, diversamente rischia salate sanzioni.

Al contrario chi possiede un immobile in una zona dove l’alquiler vacacional è permesso potrà scegliere quale opzione gli conviene di più.

Grazie all’anno di allenamento messo in pratica mentre leggevi C.V. : Metodo per Cambiare Vita in modo intelligente ormai sei abituato e abile a rendicontare su fogli di Excel le entrate e le uscite, giusto?

Trascorso un anno farai il primo bilancio e capirai se hai fatto la scelta migliore!

Mio marito ed io non volevamo utilizzare tutti i nostri risparmi; giochiamo spesso a Monopoli e conosciamo bene quanto può essere determinante la carta imprevisti

COME HO RISTRUTTURATO LA CASA A FUERTEVENTURA

Una volta perfezionate le procedure di acquisto dell’appartamento, è iniziata la fase di ristrutturazione.

Mio marito ed io non volevamo utilizzare tutti i nostri risparmi; giochiamo spesso a Monopoli e conosciamo bene quanto può essere determinante la carta imprevisti.

Nonostante l’appartamento necessitasse nuovi impianti elettrico e idraulico, nuovi pavimenti e pareti non ci siamo spaventati, anche perché mio marito è un vero asso del fai da te, con esperienza nel settore dell’arredamento.

Questo ci ha permesso di effettuare da soli ed in economia molti dei necessari interventi.

 

RICHIEDI IL PERMESSO E RISPETTA IL SILENZIO NEGLI ORARI DELLA SIESTA 

Per prima cosa occorre andare dall’amministratore del condominio (Presidente de la Comunidad de Vecinos), presentarsi e informarlo dell’inizio imminente delle opere.

Non occorrono permessi speciali se non si cambia la disposizione dell’alloggio, non si richiedono ampliamenti o non si effettuano modifiche strutturali.

E’ comunque buona norma recarsi al competente ufficio dell’Ajuntamiento prima di iniziare qualunque opera per ottenere informazioni precise sulle eventuali incombenze amministrative.

Più complicato è adattare gli orari di lavoro alle esigenze dei vicini; nel nostro caso mio marito effettuava le opere quando aveva tempo libero dal proprio lavoro, quindi alla sera e nei fine settimana. Per questo motivo certi lavori rumorosi hanno subito ritardi olimpici: quando mio marito era disponibile, l’orario della siesta gli impediva di lavorare!

Come sempre il buon senso e l’educazione aiutano a superare ogni ostacolo: sia i nostri vicini che noi abbiamo saputo trovare la maniera di conciliare le rispettive esigenze!

 

DIFFICILE TROVARE FORNITORI GIUSTI ED ECONOMICI 

Anche in questo caso la conoscenza delle persone e del territorio è stata determinante: ci ha permesso di avvalerci della collaborazione di stimati artigiani del luogo, i quali ci hanno aiutato a svolgere i pochi specifici lavori che mio marito non è in grado di fare da solo.

Grazie alla nostra amicizia con brave persone che risiedono qui da molti anni abbiamo potuto acquistare le merci nei magazzini più onesti e forniti dell’isola, semisconosciuti ai turisti o agli “ultimi arrivati”.

 

LAVORI FAI DA TE? SPENDI PIÙ TEMPO CHE DENARO

Nonostante queste conoscenze, ci sono voluti oltre tre mesi per terminare i lavori.

Tre mesi senza aver un fine di settimana libero: abbiamo passato ogni sabato e domenica “rinchiusi” a lavorare, immersi nella polvere, nei detriti e nella segatura, respirando l’odore forte dei solventi, delle pitture e della resina (che abbiamo usato in gran parte della casa).

Non si contano i viaggi a vuoto, le ore perse nell’andare e venire per cambiare materiale, nell’aspettare invano consegne.

Non si contano i pasti consumati fugacemente in mezzo ai detriti, né quelli saltati a piè pari per non perdere neanche un minuto di tempo.

Non si contano neppure i momenti di delusione quando spesso qualcosa andava storto. 

 

TANTO SACRIFICIO QUANTA SODDISFAZIONE

Tre mesi pesanti, impegnativi e davvero lunghi. Ma ne è valsa la pena.

Mio marito è dotato di un grande talento, ed è un vero “precisino”: se tutto non è perfettamente “in bolla” si smonta e si ricomincia da capo.

Di contro io sono la tipica incompetente in questo ambito, e per giunta impaziente.

Per me tutto si può fare “di corsa, e come viene viene”; per mio marito tutto si deve fare “bene”.

Immaginate due mondi opposti.

Eppure questa esperienza così lunga, faticosa e sfiancante ci ha uniti ancora di più quando finalmente abbiamo iniziato a constatare i risultati dei nostri sforzi.

 

CONTEMPLARE IL NOSTRO PICCOLO CAPOLAVORO NON HA PREZZO

Poche cose nella vita mi hanno dato la stessa soddisfazione che ho provato quando abbiamo finito il nostro appartamentino.

Osservare i tanti particolari curati all’inverosimile, i dettagli che con tanta fatica quanto amore abbiamo scelto, mi riempie il cuore come mai in passato mi aveva inorgoglito un qualunque successo lavorativo.

Auguro a tutti di provare una soddisfazione così grande come quella che provo contemplando il frutto del nostro duro lavoro.

Scopri i requisiti necessari per sposarsi legalmente in Spagna.

SPOSARSI LEGALMENTE A FUERTEVENTURA

Se entrambi i contraenti sono di nazionalità diversa da quella spagnola e non residenti qui (per esempio entrambi italiani non “empadronados” ne’ iscritti Aire) la legislazione non permette il matrimonio civile in Spagna.

In questo caso esiste solo la possibilita’ di un MATRIMONIO SENZA VALIDITÀ’ LEGALE, ovvero una cerimonia simbolica.

Premetto che la procedura che descrivo di seguito è valida per chi è iscritto all’AIRE (VEDI APPOSITO POST).

La scelta di sposarsi è davvero importante, indipendentemente da dove si scelga di farlo. Decidere di convolare a nozze in un paese straniero, dopo esservisi trasferiti da poco, richiede maggiori riflessioni; per questo mi permetto di ricordare il capitolo del mio libro C.V.: Metodo per Cambiare Vita in modo intelligente nel quale spiego come un trasferimento possa allontanare ed indebolire una coppia molto più di quanto non si immagini.

Ho visto più coppie separarsi di quante ne abbia viste continuare a stare insieme dopo un cambio di vita.

 

SOLO SE SIETE PROPRIO SICURI…

Mio marito ed io abbiamo superato insieme l’incerta fase iniziale della nostra nuova vita, le piccole e grandi difficoltà di adattamento, le paurose sensazioni d’insicurezza e i ragionevoli dubbi che il nostro trasferimento ha portato con sé.

Tutto questo pensare, studiare, meditare, rischiare e superare prove ci ha uniti molto più di quanto potessimo augurarci.

Spontaneo è sorto in entrambi il desiderio di sposarci qui; ma come farlo?

NON E’ POI COSI’ DIFFICILE! 

Gli iscritti AIRE dipendono amministrativamente dagli Uffici Consolari Esteri. Nel nostro caso facciamo riferimento al Consolato Italiano di Madrid.

Sul sito ufficiale del Ministero degli Esteri:

http://www.esteri.it/mae/it/italiani_nel_mondo/serviziconsolari/statocivile/matrimonio.html

esiste una esaustiva spiegazione sulle incombenze da svolgere a seconda delle differenti situazioni.

Nel nostro caso è stata di grande aiuto una funzionaria del Consolato, che per telefono mi ha spiegato ciò che serviva.

Abbiamo dovuto inviare al Consolato l’apposito modulo di richiesta, corredato dei nostri “estratti di nascita” e “Certificato di Capacità Matrimoniale” ai sensi della Convenzione di Monaco del 5 settembre 1980. Quest’ultimo certificato è esente da legalizzazione e traduzione e ci è stato rilasciato dai nostri rispettivi Comuni in Italia (in via epistolare).

Contemporaneamente abbiamo effettuato un bonifico su un conto corrente intestato al Consolato di circa 22 euro.

Due settimane dopo abbiamo ricevuto il documento che “Attestazione di assenza di impedimenti a contrarre matrimonio”, che abbiamo presentato al Juzgado de Paz (giudice di pace) insieme alle fotocopie dei passaporti.

Circa un mese dopo ci è arrivato il nulla osta e abbiamo deciso la data della cerimonia ufficiale, celebrata nello stesso Juzgado de Paz.

 

SEPARAZIONE DEI BENI? SERVE IL NOTAIO!

Se si opta per la separazione dei beni è necessario sottoscrivere un atto notarile: basta recarsi dal notaio, richiedere la Capitulaciones Matrimoniales e stabilire il regime economico del matrimonio. Il costo di questo atto non supera i 100 euro.

Una volta ottenuto il documento notarile, lo stesso va presentato al Juzgado de Paz, che lo registra e lo annota sul Libro de Familia.

Il Libro de Familia è un documento gratuito e obbligatorio, normato dal Ministerio de Justicia, per stabilire i diritti e doveri dei coniugi.

Viene rilasciato dal Registro Civil ed è una sorta di quadernetto nero, dove si annotano le variazioni del nucleo familiare, per esempio eventuali figli, separazioni o divorzi.

Nel nostro caso ci è stato rilasciato direttamente dal Juzgado de Paz appena terminato il matrimonio.

 

CERIMONIA PAGANA IN SPIAGGIA

La cerimonia ufficiale è stata un po’ fredda e triste, come certi matrimoni in Comune in Italia.

In compenso i nostri amici ci hanno organizzato un matrimonio da favola in spiaggia, semplice e autentico. Proprio come lo abbiamo sempre desiderato.

Racconto interamente questa giornata così speciale e emozionante nel mio prossimo libro “VIVERE IN CIABATTE”, in uscita questo autunno!

Come ripeto nel libro C.V., è necessario analizzare con cura il contesto e le condizioni, soprattutto quella economica, dell’isola dove abbiamo scelto di trasferirci prima di investirvi il nostro denaro.

Dopo due anni di “studio” normative locali sugli affitti, di conteggi e files di Excel, valutazioni economiche di costi/benefici, di osservazione delle altrui esperienze imprenditoriali abbiamo deciso di mettere in atto un progetto: comprare un piccolo appartamento da affittare.

Le alternative possibili sono di affittare l’immobile “a larga temporada” ovvero per periodi lunghi, oppure affittare a turisti per brevi periodi (qui si chiama “alquiler vacacional”).

CAPIRE COSA CONVIENE IN BASE ALLE TUE ESIGENZE E POSSIBILITA’ ECONOMICHE

La normativa locale che regola questa seconda opzione è continuamente in discussione perché negli ultimi anni molti investitori (in maggioranza italiani) hanno acquistato proprietà per destinarle ad alquiler vacacional entrando di fatto in concorrenza con i numerosi complessi e residence che si dedicano solo a quest’attività. Ciò ha determinato restrizioni alla legge, e applicazione di salate sanzioni a chi contravviene alle norme.

Dove risiedo l’alquiler vacacional è possibile solo in alcune zone del paese: presentando al Cabildo (equiparabile all’entità Provincia italiana) idonea e consistente documentazione – sia relativa all’immobile, sia fiscale per ottemperare al pagamento delle imposte derivanti dall’affitto – se se ne ha il diritto si ottiene l’autorizzazione ad affittare in questo regime.

IDEE CHIARE E BUONI AMICI, MA SOPRATTUTTO CALMA 

Ci siamo dedicati anima e corpo nella ricerca di un immobile che potessimo permetterci di acquistare senza impiegare tutti in nostri risparmi.

Solo grazie alla rete di conoscenze maturate in questi due anni e tanta calma siamo riusciti a trovare un’occasione buona, senza intermediari: un piccolo appartamento in pieno centro, totalmente da ristrutturare (vedi post RISTRUTTURARE CASA).

NOTAIO, TASSE E CATASTO: SE FAI DA TE RISPARMI! BASTA INFORMARSI

Ho scoperto che le incombenze delle quali il notaio deve incaricarsi per il perfezionamento della compravendita sono equiparabili a quelle italiane. Solo che la sua parcella è di un terzo inferiore.

Il pagamento delle imposte si effettua in un apposito ufficio pubblico dove ci si deve recare con una copia dell’atto; pensano a tutto loro, compilano un modulo con l’importo esatto delle tasse da pagare, si va in banca, si paga, e si ritorna nello stesso ufficio dove appongono un adesivo che attesta il corretto pagamento direttamente sull’atto di compravendita.

Si deve poi andare al Catasto dove si consegna l’atto con l’adesivo delle tasse pagate; dopo due settimane circa e pagando un importo che varia a seconda del valore dell’immobile avviene la riconsegna dell’atto con ulteriore vidimazione attestante la regolarità catastale.

Comincia l’avventura alle Canarie.

Una volta presa la decisione del trasferimento definitivo si è posta la questione trasloco. Chi abbia letto “C.V.: Metodo per Cambiare Vita in modo intelligente” ha sicuramente già chiara l’enorme entità delle mie pertinenze. Possiedo montagne di abiti, scarpe, accessori, libri, oggetti per la casa, soprammobili, elettrodomestici…

QUANTO COSTA TUTTA QUESTA “ROBA”?

Ho speso delle piccole fortune per comprare complementi d’arredo di alta gamma: mentre ristrutturavo la mia casa spesso sceglievo l’alternativa più costosa perché pensavo:
“chi più spende meno spende….questa sarà la mia casa definitiva quindi deve essere perfetta!”

Possiedo elettrodomestici, arredi e oggetti acquistati a prezzi elevati che se volessi rivendere ora mi permetterebbero di realizzare cifre irrisorie.

E DOVE METTERLA?

Ironia della sorte: alcuni dei miei inquilini preferiscono non dover essere responsabili di oggetti e arredi di valore, che mi pregano di rimuovere. E dove mettere questi oggetti, a volte anche ingombranti?

Conosco persone che affittano garage per depositarvi oggetti che non usano e dei quali non possono disfarsi.
Per evitare una spesa del genere ho venduto (in molte occasioni svenduto) diversi di questi oggetti e arredi; per mia fortuna ciò che non sono riuscita a vendere ha trovato spazio nella soffitta della casa dei miei suoceri.

VIAGGIARE PESANTI

Ho visto gente organizzare e spedire mobili e oggetti di ogni tipo in enormi container (spendendo piccole fortune); se chiedi loro il perché, molti rispondono:

“Qui non si trovano mobili come questi! Vedi che qualità hanno le mie cose? Se devo vivere qui ho bisogno di roba di prima qualità, non come le ciofeche che vendono qui. E poi, sai quanto costano questi oggetti? …”

Spero per loro che siano ben decisi e convinti della propria scelta di trasferirsi; in caso contrario dovranno organizzare altri costosi container, questa volta per tornare indietro.

VIAGGIARE LEGGERI

Il nostro cambio di vita ci ha insegnato che la maggior parte delle “cose” che acquistiamo e delle quali ci circondiamo è inutile (anzi dannosa perché serve solo ad accumulare polvere).
A Fuerteventura abbiamo sempre affittato case ammobiliate, magari non esattamente conformi al nostro gusto, ma complete di tutto. Per questo abbiamo scelto di portare qui il minimo indispensabile.

A mio marito serve anche qui il furgone che possedeva in Italia; lo abbiamo caricato con i suoi strumenti di lavoro e abbiamo occupato lo spazio restante con elettrodomestici, abiti estivi, e pochi oggetti dal significato speciale.

PARTITI, CARICHI PIU’ DI SOGNI CHE DI OGGETTI

Siamo così partiti in furgone, in una caldissima settimana di agosto. Abbiamo percorso migliaia di chilometri, sostando in città stupende.
Arrivati nel sud della Spagna, a Huelva, ci siamo imbarcati per la traversata di 31 ore, che – via Lanzarote – ci ha riportato a Fuerteventura.
Abbiamo affidato le incombenze per l’immatricolazione del furgone con targa spagnola ad una agenzia di pratiche auto; è fondamentale conservare il biglietto del traghetto con il quale si effettua la traversata (vedi post relativo all’acquisto auto).
Il costo dell’immatricolazione dipende dalle caratteristiche tecniche del veicolo e dal suo valore di mercato qui.

BISOGNO DI STABILITA’

Per molti l’essere circondati dalle proprie cose fornisce sicurezza e soddisfa il bisogno di muoversi nella propria comfort zone: per questo sono pronti a spendere cifre folli per traslochi, dei quali magari pochi mesi dopo si pentiranno.

Il mio downshifting mi ha insegnato che la flessibilità e la capacità di adattamento alle nuove circostanze sono il segreto della serenità in questa nuova fase della mia vita.
Per questo ora non sento la mancanza degli splendidi e costosi oggetti lasciati in Italia.

Del resto, mio marito ha ragione. Ogni tanto mi guarda e dice: “conoscendoti credo che dovremo affrontare altri traslochi!”.

Chissà: per ora stiamo bene qui, ma il mondo è grande e bello, quindi meglio viaggiare leggeri e pronti a nuove avventure.

Una informazione indispensabile per chi pensa di trasferirsi alle Canarie.

Il N.I.E (di seguito NIE, Numero Identificativo Stranieri, in spagnolo Número de Identidad de Extranjero) è necessario per risiedere in Spagna anche per i cittadini appartenenti alla Comunità Europea.

È un codice alfanumerico individuale, equiparabile al nostro codice fiscale italiano.

NO NIE (ALMENO TEMPORANEO)? NO PARTY…

Sprovvisti di NIE non è possibile aprire un conto corrente, richiedere un contratto telefonico o di linea internet, o fare qualunque pratica amministrativa. Viene rilasciato presso la Dirección General de la Policía, direttamente o tramite gli Uffici Consolari della Spagna all’estero.È indispensabile anche se si desidera risiedere solo pochi mesi in Spagna; in questo caso ne esiste uno provvisorio, dalla durata di 90 giorni. Nel momento della richiesta si dovranno giustificare gli interessi economici, professionali o sociali motivanti la domanda del NIE.

COME SI RICHIEDE?

È necessario recarsi di persona nella sede della Policía più prossima alla meta che avete scelto, muniti di documento di identità e fotocopia dello stesso, e certificato di “empadronamiento” e fotocopia dello stesso (ovvero un documento equiparabile al certificato di residenza italiano, che rilascia l’”Ajuntamiento” – ufficio comunale – della città dove si risiede a fronte di un contratto di affitto, anche semestrale).

Individuata la sede della Policía conviene recarvisi alla mattina molto presto, mettersi in fila ordinatamente e muniti di pazienza e soprattutto di EDUCAZIONE, prendere il numero, compilare un modulo e pagare una tassa di meno di 15 euro.

Piccolo consiglio: insieme al numero richiedere subito anche il modulo da compilare e l’importo della tassa da pagare, così facendo si ottimizza la lunga attesa effettuando il pagamento in una banca vicina.

Il NIE provvisorio viene rilasciato su un modulo bianco, qualche giorno dopo.

E IL NIE DEFINITIVO?

Chi desideri risiedere permanentemente in Spagna necessita di un NIE definitivo, rilasciato su un tesserino verde.

Ottenere questo tipo di NIE da un paio di anni a questa parte è diventato più complicato a causa della “massiva invasione” di cittadini europei (e non) che desiderano trasferirsi in Spagna. Le file sono sempre più lunghe, ed i controlli documentali più severi.

Nonostante i presupposti legislativi relativi all’ottenimento del NIE siano gli stessi in tutta la Spagna, qui alle Canarie – per esempio – in ogni isola ho riscontrato differenze riguardo le modalità di richiesta dello stesso.

È FACILE OTTENERLO SE SI HA UN IMPIEGO…

Ottenere il NIE definitivo è semplice per chi possiede un contratto di lavoro regolare in Spagna (nel quale è compresa la “Seguridad Social” ovvero il diritto all’assistenza sanitaria pubblica): deve presentarlo, unito al NIE provvisorio e pagare una piccola tassa. Il 10 luglio 2012 è stata varata una legge che nega il diritto alla sanità pubblica spagnola agli stranieri (cittadini europei inclusi).

Questo subordina l’ottenimento del NIE – in caso non si possegga un contratto di lavoro dipendente o autonomo regolare – alla presentazione di una polizza sanitaria privata.

VALUTAZIONE “CASO PER CASO” PER CHI NON LAVORA

Per i “non occupati” ogni domanda sarà valutata individualmente e la documentazione richiesta può variare in base ad età e nucleo familiare del richiedente.

Oltre alla polizza assicurativa privata si dovrà fornire prova di potersi sostentare presentando varia documentazione bancaria, quale l’estratto di un conto corrente spagnolo con giacenza giudicata congrua (La “Ley de Presupuestos Gènerales del Estado” non specifica un importo esatto, solo in alcuni siti non governativi compare una indicazione di somma superiore a 6 mila euro), titolarità di una carta di credito, possesso di beni immobili, o la presenza di una rendita fissa che garantisca un’entrata di denaro mensile sullo stesso conto corrente (esempio accredito della pensione, mentre i redditi derivanti da affitti di immobili all’estero non sono giudicati “continuativi” quindi non valgono).

In caso di “informazioni pregiudizievoli gravi” inviate dal Paese di provenienza (esempio denunce o condanne penali) sarà molto difficile ottenere il NIE definitivo.

DIRITTI E DOVERI…

Preciso che i cittadini italiani che decidano di scegliere la Spagna come residenza abituale sono tenuti ad iscriversi all’ Anagrafe Italiani Residenti all’Estero (AIRE) – VEDI RELATIVE ISTRUZIONI NELL’APPOSITO POST- e a seguire il relativo iter, spiegato in modo semplice e completo sul sito governativo italiano.

CON IL NIE PAGHI LA META’ LE SPESE DI VIAGGI DA/VERSO LA SPAGNA

Possedere il NIE (anche provvisorio) qui alle Canarie permette di usufruire degli sconti del 50% sui trasporti da/per la penisola iberica riservati ai residenti nell’arcipelago.

Questo aguzza l’ingegno dei furbi, che a volte dimenticano di iscriversi all’AIRE per non perdere i benefici del mantenere la residenza in Italia, mentre ricordano perfettamente come e quando rinnovare il NIE per godere delle agevolazioni sui viaggi.