Magari noi umani fossimo liberi e capaci di mostrare i nostri sentimenti, senza condizionamenti, vergogne e paure!

Tenerezza, affetto, gioia, gratitudine, stupore, entusiasmo, allegria, voglia di giocare; e anche istinto di protezione, un briciolo di preoccupazione e un bel po’ di senso di responsabilità.

Aggettivi con i quali tentiamo di trasformare in grammatica sensazioni, emozioni profonde e intense che sgorgano dal nostro cuore e ci accompagnano con maggiore intensità da un mesetto, ovvero da quando è arrivato Tiki.

E’ un cagnolino di età incerta, probabile abbia poco piu’ di un anno, meticcio di 10 chili, proveniente da una delle associazioni di protezione animali di Fuerteventura.

Un mese e mezzo fa lo hanno trovato con il bacino rotto sul ciglio di una strada; lo hanno operato e reso “adottabile”, anche se convalescente.

Attrazione fatale

Un giorno, distrattamente, vediamo una sua foto: non so cosa ci spinge ad andare conoscerlo.

Non so neppure cosa ci obblighi a portarlo subito a casa con noi, coccolarlo, curarlo, sostenerlo nel secondo intervento chirurgico di 15 giorni fa, e durante una crisi convulsiva spaventosa, e ancora a medicarlo 3 volte al giorno, aspettando il momento in cui gli toglieranno i punti e il collare elisabettiano.

Disconosco la forza che ci ha guidati fino a lui, ma le sono grata.

Fin da piccola ho avuto cani, ognuno con il proprio carattere, la propria storia: in particolare Piero, preso al canile di Genova, mi ha accompagnato per 13 anni, adattandosi ai miei cambi di umore e di città per esigenze di lavoro, lasciando il segno e, alla sua morte, un tale vuoto che per quasi 10 anni mi è stato impossibile sostituirlo.

E poi quella vedo quella foto e conosco Tiki.

Il miglior cane al mondo

Chiunque vive con un cane al fianco pensa sia il più intelligente, simpatico, e forse migliore del mondo.

Sul web spopolano video di cani funamboli, ballerini, cantanti, atleti, o coccoloni, poltroni capaci di dormire in posizioni da esperti di yoga.

Tiki non balla o canta, né ora non può correre o saltare: quello che lo rende speciale è la sua capacità di essere allegro anche se sofferente, di amare ed essere grato a di chi gli provoca dolore medicandogli  le ferite, di sopportare le prepotenze di un gatto anarchico, di accettare con pazienza e flessibilità le imprevedibili situazioni che la vita gli riserva, senza perdere l’entusiasmo, la fiducia e la voglia di giocare. La sua forza e la sua voglia di vivere sono un esempio prezioso.

Quando smetti di accarezzarlo, infila il muso sotto la tua mano e si auto-accarezza, ma sempre con discrezione e senza invadenza.
Capisce all’istante se puo’ insistere o se e’ il momento di accoccolarsi paziente sul divano e aspettare che io gli vada vicino.
Non pensavo fosse possibile innamorarmi così di un cane in un solo un mese, in piu’ funestato da infermità così per lui dolorose.
Tiki ostenta senza vergogna il suo continuo bisogno di contatto fisico e di affetto: magari noi umani sapessimo essere così liberi di dimostrare i nostri sentimenti, senza condizionamenti e paure! Se così fosse, vivremmo una vita indubbiamente più appagante.

Ciò che lo rende davvero unico, e per me il miglior cane al mondo, è la facilità con la quale riesce a trasmettere con un solo sguardo ognuna delle sensazioni che prima cercavo di tradurre in grammatica.

Nuova vita da raccontare

Il gran giorno è arrivato: da oggi si può – piano piano – camminare, poi correre e, finalmente, iniziare una nuova vita insieme.

 

Ma mollare tutto e re-inventarmi non è stato facile, né banale.

Ogni giorno sono piu’ felice e convinta della mia scelta di vivere qui.

Sono grata a mio marito e orgogliosa di come abbiamo lavorato duro per trasformare le nostre vite e renderle “sostenibili” qui.

Come scrivo nel mio libro, il lavoro e’ iniziato un anno prima di partire, organizzando la nostra situazione finanziaria, imparando lo spagnolo, informandoci e studiando attentamente le condizioni del luogo che avevamo scelto come nuova casa.

Spiego come abbiamo saputo aspettare, scegliendo di vivere qui per un lungo periodo prima di lasciare definitivamente i nostri rispettivi impieghi in Italia.

Racconto le piccole e grandi difficoltà che la nostra scelta richiede, quanto questo luogo sia capace di sorprenderci, emozionarci e a volte sfidarci.

Fuerteventura non e’ un’isola per tutti: il suo vento, la sua sabbia e la sua ubicazione nel mezzo dell’Oceano non rendono le cose facili.

Ricominciare da zero, in un territorio nuovo e sconosciuto, senza una reale e precisa pianificazione puo’ rivelarsi un cambio, ma in peggio.

E scrivo che mollare tutto e re-inventarmi non è stato facile, né banale: ho dovuto imparare ad amare la solitudine, a saper gestire l’enorme e prezioso patrimonio di giornate senza impegni, senza doveri. E imparare a farlo senza sentirmi in colpa…

Questi scenari sono i doni piu’ preziosi che si possano ricevere, e la natura me li regala ogni giorno, non solo a Natale.

Basta guardare in alto a Fuerteventura per accorgersi che ogni giorno il cielo offre uno spettacolo differente, in grado di mutare in ogni secondo.

Non riesco a descrivere a parole le infinite sfumature cromatiche e i giochi di chiaroscuro che compongono i cieli a Fuerteventura.

Certe mattine mi sveglio presto, cammino in spiaggia e assisto ad albe tanto emozionanti da sembrare un sogno.

Mentre sorge, il sole e’ capace di dipingere con colori difficilmente riproducibili dall’uomo: il cielo si tinge di infinte sfumature di rosa, azzurro, giallo, rosso, turchese.

E lo stesso succede al tramonto.

La vista ampia verso l’orizzonte, sgombra da edifici, fabbriche e strade, si apre davanti ai miei occhi mostrandomi perfetti giochi cromatici, in sublime armonia tra di loro.

Le nuvole sembrano le pennellate di un abile pittore, e creano sinuose forme nel cielo.

Mi sorprendo ed emoziono ogni mattina e sera per cio’ che vedo: queste sensazioni sono i veri e piu’ preziosi doni che si possano ricevere, e la natura me li regala ogni giorno, non solo a Natale o all’Epifania.

Una fotocamera non puo’ captare e riprodurre questa bellezza: sorrido quando vedo altri esseri umani che come me assistono a bocca aperta alle albe e ai tramonti piu’ belli del mondo e cercano di fotografarle, di immortalarle nel rullino dei loro cellulari.

Mi viene voglia di dire loro di non ossessionarsi nel cercare l’inquadratura perfetta, perdendosi la poesia di quello che vedono: basta aprire gli occhi e godersi il meraviglioso spettacolo, imprimendo le immagini nel proprio cervello, e lasciarsi avvolgere dalle emozioni autentiche e potenti che solo la natura e’ capace di offrire.

Correre facendo volare un aquilone, lottando contro un forte vento, mi aiuta a prendermi meno sul serio e a tornare bambina.

Centinaia di professionisti e amanti degli aquiloni dal 1987 si riuniscono in novembre alla Playa del Burro di Fuerteventura, dove dune di sabbia bianchissima incontrano il mare dalle infinite sfumature di azzurro.

Anche quest’anno il cielo si e’ riempito di variopinte e fantasiose vele capaci di danzare sospinte dal vento, regalando scenari sorprendenti.

Dal 9 al 12 novembre abbiamo potuto ammirare la festante moltitudine di aquiloni,capaci di accrescere il gia’ notevole fascino di questa spiaggia, situata nel Parco Naturale delle Dune di Corralejo.

 

In volo da 30 anni

Il festival e’ ormai giunto alla sua trentesima edizione: la sua risonanza e’ aumentata a tal punto da trasformarlo in un evento internazionale, al quale partecipano appassionati di aquiloni provenienti dal mondo intero.

Per tutta la durata dell’evento e’ stato possibile assistere al volo di aquiloni di diverse tipologie, forme e colori solcare il cielo azzurro di Fuerteventura.

La manifestazione ha regalato spettacoli con aquiloni classici e statici, oltre al tradizionale combattimento tra aquiloni Rokkakus.

Ogni anno l’evento si svolge nell’arco del fine settimana per permettere a turisti e abitanti del luogo di godere del ricco programma del festival, che include un laboratorio di volo di aquiloni destinato ai piu’ piccoli e una suggestiva esibizione notturna.

 

Tornare bambini

Far volare un aquilone e’ per me un modo divertente e istruttivo di passare il tempo, soprattutto se l’alternativa e’ sdraiarsi sul divano con un tablet in mano.

E questo vale per grandi e piccini: correre all’aria aperta, giocando con un semplice aquilone, magari lottando contro un forte vento, e’ per me un antidoto alla noia, alla pigrizia e all’indolenza. Ma soprattutto e’ una fabbrica di immagini e sensazioni gioiose, risate e sorrisi che immagazzino nel mio cervello, pronte a tornarmi in mente quando ho bisogno di ho bisogno di prendermi meno sul serio e di tornare bambina.

Non riesco piu’ a fare finta di niente, a girarmi dall’altra parte quando vedo rifiuti abbandonati.

Tempo fa, passeggiando sulla spiaggia del #parconaturaledelledunedicorralejo, ho visto un uomo che, dopo essersi fumato una sigaretta, ha gettato il mozzicone in mare, come se fosse la cosa piu’ naturale del mondo.

Gli ho chiesto per favore di raccoglierla e di gettarla nella pattumiera, o di comprarsi un portacenere tascabile. Lui mi ha risposto di farmi i cavoli miei (in realta’ egli ha usato termini decisamente offensivi).

Mi domando: “come puo’ una persona compiere un gesto cosi’ barbaro?”

Cosa spinge un individuo a insudiciare e profanare un luogo tanto meraviglioso, a dimostrare cosi’ poco rispetto per la natura?” 

Come si riesce a commettere un atto tanto insensato, rimanendo privi di rimorso o vergogna? E per di piu’ insultando chi fa notare la sua incivilta’?” 

Il #nationalgeografic sosteneva gia’ nel 2015 che “dal punto di vista numerico i mozziconi di sigaretta sono il rifiuto singolo piu’ abbondante sulla terra. Su scala globale ogni giorno ne vengono dispersi nell’ambiente piu’ di 10 miliardi. Basta un solo mozzicone per contaminare 3 litri di acqua del mare: il filtro e’ intriso di sostanze tossiche, le quali impiegano dai 5 ai 20 anni a essere smaltite dal mare in forma naturale”.

Sembra che esistano anche mozziconi biodegradabili: questo non sdogana e rende tollerabile il gesto di gettarli in mare o al suolo.

NO MAS COLILLAS EN EL SUELO!

Mi piace ricordare un’ organizzazione spagnola che si chiama “NO MAS COLILLAS EN EL SUELO“, che ha quasi 16.000 iscritti sulla sua pagina Facebook, e che pone in essere iniziative che condivido.

Una di esse e’ impegnare decine di volontari per raccogliere mozziconi di sigarette per un giorno intero sulla spiaggia de La Barceloneta, a Barcellona.

In sole 8 ore raccolgono piu’ di 20.000 mozziconi: con essi riempiono 8 fusti trasparenti da 5 litri che depositano all’entrata della spiaggia.

Vedere questi contenitori pieni di mozziconi e’ disgustosamente impattante: l’iniziativa ha lo scopo di sensibilizzare la popolazione, mostrando quanto sia ripugnante un ammasso di mozziconi, sperando di convincere ogni singolo fumatore che ha la responsabilita’ delle sue sigarette, e che basta poco per evitare gesti incivili e gravi danni all’ambiente.

LA SIGNORA PAOLA

Ho letto di una signora che raccoglie i mozziconi che insudiciano la stupenda spiaggia della Baia dei Saraceni di Varigotti. Ne ha parlato il secolo XIX in questo articolo il 31 luglio scorso.

La Signora Paola mi ha fatto riflettere: non riesco piu’ a fare finta di niente, a pensare che non e’ colpa mia, a girarmi dall’altra parte quando vedo rifiuti abbandonati.

E mi ha ispirata: ora vado in spiaggia munita di guanti e contenitore per raccogliere mozziconi e altre schifezze lasciate da “Principi delle maree”.

 

Mi domando se il cervello tanto sofisticato dell’uomo riuscira’ a trovare la maniera di godere di Lobos, senza tentare in ogni modo di distruggerla.

ISOLA DI LOBOS, UN PARADISO DA PROTEGGERE

 

Tra Lanzarote e Fuerteventura si trova un piccolo isolotto chiamato Lobos, la cui sinuosa silhuette esercita un fascino magnetico.

La sua natura vulcanica si mostra evidente, soprattutto guardando la Montaña de la Caldera, situata sulla punta nord ovest di Lobos, alta poco piu’ di 100 metri: vale la pena ascenderla, accompagnati da una guida come previsto dalla normativa, perche’ dalla sua vetta si gode un panorama imperdibile.

Viste dalla cima, Lanzarote e Fuerteventura, offrono uno spettacolo mozzafiato, davvero indimenticabile, e le dune del Parco Naturale di Corralejo si mostrano in tutto il loro splendore.

Percorrere a piedi il sentiero costiero che gira attorno all’isola e’ davvero una esperienza da provare: partendo da sud, ovvero dal Puertito, piccolo insediamento di pescatori dove si trova l’unico ristorantino dell’isola, si passa attraverso piccole lagune di acqua salmastra dove piante eroiche scelgono di prosperare.

Poi si raggiunge il Faro, nella punta nord est, camminando in mezzo a rocce vulcaniche scure, diventate l’habitat naturale per molti tipi di uccelli marini.

Si puo’ tornare indietro passando attraverso il paesaggio lunare offerto dal sentiero piu’ interno. Dopo l’ascensione a La Caldera e’ davvero rigenerante fare un bagno ne la Playa de la Concha (o La Caleta), una mezzaluna di sabbia bianca e fine, con acque trasparenti e calme che invitano a un tuffo.

 

IL PRIMO SFRUTTAMENTO HA RADICI ANTICHE

 

Gli archeologi hanno provato che gia’ in Epoca Romana a Lobos si estraeva la porporina con la quale decorare vesti e acconciature di nobili e patrizi (sulla Playa de La Concha sono presenti resti che lo testimoniano).

 

Lobos deve il suo nome ai molti leoni marini (qui chiamati “lupi marini”, lupo in spagnolo si dice lobo) che anticamente popolavano questo piccolo angolo di paradiso, e che sono stati totalmente sterminati dai conquistadores spagnoli durante i loro viaggi da e per le Americhe in epoca colombiana: si cibavano della loro carne, con la loro pelle fabbricavano scarpe e cinture, e ne utilizzavano il grasso.

 

IL GRAVE PERICOLO DELLA MASSIFICAZIONE TURISTICA

 

Lobos e’ raggiungibile sia in traghetti di linea che portano all’imbarcadero, sia water taxi, gommoni ad alta velocita’ che entrano direttamente nel Puertito.

Il boom di turisti che stanno letteralmente invadendo l’isola ha mostrato quanto l’avidita’ dell’uomo possa mettere a rischio un paradiso indifeso come Lobos.

L’isolotto e’ da tempo stato dichiarato un Parco Naturale Protetto, Reserva Natural de la Biosfera, normato da regole che fissano a 200 persone al massimo l’affluenza diaria sull’isola e il divieto di camminare fuori dai sentieri.

La stampa locale ha evidenziato che dalla primavera del 2017 l’aumento di domanda turistica verso Lobos porta oltre 2000 visitatori al giorno sull’isolotto.

Le conseguenze di questa invasione sono preoccupanti: a Lobos non ci sono bagni pubblici, ne’ sistemi di trattamento di acque reflue, ne’ servizi in grado di delimitare e proteggere i danni ambientali provocati da migliaia di persone che vanno e vengono ogni giorno.

I water taxi caricano e scaricano centinaia di turisti e  – entrando e uscendo dal Puertito –  schivano miracolosamente i bagnanti che fanno snorkeling, con gli evidenti rischi che questo comporta.

Le Istituzioni locali iniziano a dibattere in questi giorni in merito: mi auguro che si punti al rispetto di questo spazio, e non solo al suo sfruttamento, che l’uomo riserva a questo paradiso gia’ dall’antichita’.

 

CHISSA’ COSA PENSANO I DELFINI: SANNO LA STORIA DEI LEONI MARINI A LOBOS?

 

Il regalo piu’ bello che mi si possa fare e’ di portarmi al largo tra Lanzarote e Lobos a vedere i delfini: le emozioni che questi animali mi regalano sono difficili da raccontare.

Penso spesso a quanto questa invasione di orde in infradito possa distruggere il loro habitat, minacciarli a tal punto di convincerli a fuggire, o peggio a sterminarli, come gia’ accaduto per i leoni marini.

 

So perfettamente che il turismo e’ una manna per queste isole: offre posti di lavoro e permette a molte persone di vivere esperienze indimenticabili visitando i paradisi naturali che abbiamo qui.

 

Solo mi domando se il cervello tanto sofisticato dell’uomo riuscira’ a trovare la maniera di godere di Lobos, senza tentare in ogni modo di distruggerla.

Meno scatti sul telefono e più’ ricordi stampati nella mente!

Ciao a tutti da Fuerteventura, dove abbiamo giornate soleggiate e vento moderato.

Mai come quest’anno siamo stati (e siamo) sotto assalto da vacanzieri, soprattutto italiani.

Viene da chiedersi se in Italia sia rimasto qualcuno da quanto le spiagge siano affollate, e strade e negozi pieni di gente.

Sulle dune di sabbia, sulla battigia o ovunque esista un meraviglioso scorcio offerto della natura (cosa assai facile qui a Fuerteventura) quasi tutti hanno il cellulare (dotato di palo da selfie), macchina fotografica o telecamerina in mano e iniziano a filmarsi, o fotografarsi.

E credo poi subito dopo si “postino” sulle reti sociali.

Alcuni mi ricordano me qualche anno fa.

Viaggiavo solo a 5 stelle, preoccupandomi piu’ di fare foto da mandare agli amici per suscitarne l’invidia, che di godermi tramonti o paesaggi straordinari.

Ora viaggio di rado, e ho scoperto che sono felice anche in stanze in affitto decisamente spartane, prenotate con largo anticipo.

Faccio molte meno foto ora, e mi guardo piu’ intorno, fissando nei miei occhi e nel mio cervello la meraviglia che mi circonda.

Ho capito che non é necessario prendere un aereo ogni weekend per imparare a stupirsi di nuovo, a guardare con gli occhi di un bambino ogni inedito paesaggio, o nuova esperienza…o magari il paesaggio di sempre, e la solita routine.

Mi accorgo ogni giorno di piu’ che basta poco per vivere meglio, che “Un uomo e’ ricco in proporzione al numero di cose di cui puo’ fare a meno” (henry david thoreau).

Le spiagge di Fuerteventura non mi stancano, sono sempre bellissime, anche se ora decisamente poco deserte.

Da qui vi saluto, e auguro a ognuno di voi una vacanza migliore di come la sogna, piena di ricordi felici, fissati nella vostra mente per sempre.

Il migliore dei souvenir, il ricordo piu’ appropriato da portare a casa.

Ormai l’aloe va di moda: oltre che in creme e saponi, lo si trova nelle marmellate, nei succhi di frutta, nei gelati, nel sale, nello yogurt, negli integratori alimentari, eccetera.

Qui a Fuerteventura da sempre l’aloe regna sovrano.

E’ perfettamente capace di adattarsi al caldo, alla terra arida e secca del deserto, al sole cocente; anzi, ha scelto queste condizioni estreme come habitat naturale, e non si limita a sopravvivere e vivacchiare, bensi’ prospera e si riproduce rapidamente.

PRONTO SOCCORSO PER LE SCOTTATURE

Accolgo i turisti che ospito nel piccolo appartamento che affitto con consigli per visitare Fuerteventura, e la mia prima raccomandazione e’ di cospargersi continuamente di crema solare ad alta protezione (che lascio a loro disposizione).

Ripeto loro (come una vecchia zia pedante) che qui il vento e’ costante, e azzera la percezione del calore del sole sulla pelle: non ci si rende conto di quanto ci si stia “arrostendo” fino alla sera, quando – sotto la doccia – si palesano scottature, o addirittura vere proprie ustioni.

Nel malaugurato caso di bruciature solari, spiego ai miei ospiti che il miglior rimedio e’ l’aloe: il gel contenuto nelle foglie di questa pianta ha un forte potere idratante, favorisce e accelera il processo di rigenerazione delle cellule epiteliali.

In farmacia si trovano creme e gel preparati con aloe; io ne ho due piante, dalle quali – all’occorrenza – stacco una foglia, estraggo il gel e lo spalmo direttamente sulle scottature.

REGALO INTELLIGENTE

Le mie piante sono talmente rigogliose che proliferano in continuazione: alla loro base compaiono quasi quotidianamente piccoli “figli”, ovvero piantine in miniatura che regalo agli amici vecchi e nuovi.

Credo che sia il migliore dei souvenir, il ricordo piu’ appropriato da portare a casa: curare ogni giorno una di queste piantine ripropone al cervello vive e coloratissime immagini della vacanza (passata o futura) a Fuerteventura, dove la  natura e’ l’incantevole padrona incontrastata.

Mi piace pensare che questo sia un regalo gradito.

Un autentico, ecologico e vero pezzettino di vita di questa isola, lontano dalle migliaia di oggetti in plastica con la scritta “Fuerteventura”, inutili, artificiali, inquinanti e artefatti che – purtroppo – ormai si vendono ovunque.

O si impara a rallentare a rispettare i ritmi di questo luogo e della sua gente, o meglio cambiare isola.

UN PARADISO, MA NON PER TUTTI

Conosco persone che definirebbero la mia vita noiosa, o “da pensionata”.

Fuerteventura mi da oggi quello che cerco, ovvero la possibilità di vivere con ritmi calmi, in un luogo dove la natura padroneggia.
 Sono felice di adattarmi a una vita meno pretenziosa, più spartana e per niente mondana.

Evito centri commerciali e negozi, o locali notturni.
 Vado al ristorante di rado: mi piace cucinare e gustare i piatti che preparo secondo i miei gusti.

Non mi annoio trascorrendo giornate e serate in casa: amo dedicarmi alle mie passioni, ai miei studi, senza dover guardare continuamente l’orologio.

ABITUARSI ALLA CALMA

Ho imparato a essere paziente. Accetto senza scandalizzarmi negozi chiusi anche se l’orario di apertura prevederebbe il contrario.Sono capace di adeguarmi ai ritmi calmi di Fuerteventura.

Ho capito che tolleranza e flessibilità sono le chiavi per vivere qui senza frustrazione; non faccio una piega se devo cambiare i miei programmi, e non mi arrabbio quando giro a vuoto perché chi mi ha dato un appuntamento non si è presentato.

TUTTI A LA FERRETTERÌA

Non mi innervosisco quando affronto lunghe attese alla ferreterìa (ovvero la ferramenta, uno dei luoghi più frequentati perché ahimè è assai facile che qualcosa si rompa), né mi abbandono a polemiche sterili se non ottengo la risposta che avrei desiderato.

Mi sento un’ospite su quest’isola, e faccio di tutto per comportarmi bene.
 So che la mia libertà finisce dove inizia quella degli altri; per questo motivo rispetto norme e cerco di farmi guidare dal buonsenso e dall’educazione.

I precisini, gli amanti della polemica sterile, ingegneristica e provocatoria difficilmente si adatteranno a Fuerteventura. Anzi, si stresseranno, si arrabbieranno e soffriranno il doppio rispetto all’Italia.

O si impara a rallentare a rispettare i ritmi di questo luogo e della sua gente, o meglio cambiare isola. Provare per credere.

Un mondo accogliente e pacifico, brulicante di vita.

Per oltre 40 anni ho vissuto in città medio grandi, dove il cemento è preponderante.

Certo, abbiamo il verde dei parchi, i più fortunati anche il blu del mare, ma il colore che predomina è grigio.

A Fuerteventura il grigio non esiste.

Esistono sfumature infinite di giallo, rosso, arancione, ocra, azzurro, verde, bianco, blu. Ma niente grigio.

NUOVI OCCHI

Per questo ho dovuto insegnare ai miei occhi a vedere di nuovo. Un po’ come un neonato, al quale ogni giorno migliora impercettibilmente la vista.

E’ strano, ma all’inizio non riuscivo a decifrare e decodificare le inesauribili tonalità differenti dei colori del deserto.

Mi sembrava tutto uguale, o comunque molto simile. Non ero capace di guardarlo con attenzione.

Ora so distinguere le numerose quanto impercettibili differenze cromatiche persino su di un singolo sasso.

QUANTA VITA NEL DESERTO

Prima di vivere qui, immaginavo il deserto come un ambiente inospitale, inadatto alla vita e pericoloso.

Un luogo buono solo per fare foto, o dove svolgere escursioni guidate per movimentare vacanze in villaggi turistici, magari con rapide gite in cammello o cene in una (finta) tenda beduina.

Il deserto che c’è qui è tutt’altro.

E’ una dimensione d’incantevole bellezza. Un mondo accogliente e pacifico, brulicante di vita.

C’è più vita in questo deserto che in interi quartieri cittadini. Basta saperla interpretare.

Ci sono creature che hanno una voglia di vivere infinita, dotate di tale flessibilità da adattarsi perfettamente a questo clima arido.

OGNI GOCCIA È PREZIOSA

L’escursione termica propria degli ambienti desertici offre risicate quantità d’acqua, sufficienti ad arbusti e piante semigrasse per proliferare.

Capolavori del regno vegetale, capaci di fiorire, offrendo in alcuni mesi dell’anno panorami quasi campestri.

Non importa quanta sabbia il vento depositi loro addosso: la loro voglia di vivere trova sempre il modo di disseppellirsi ed emergere.

Le rare piogge innescano il miracolo della vita, che si manifesta potente e rapido: nascono, germogliano e fioriscono in pochissimo tempo piante, capaci di imporsi un ciclo accelerato per godere dell’effimera abbondanza d’acqua.

Le osservo con tenerezza e ammirazione.

E un po’ le invidio, perché sanno sfruttare a pieno ciò che gli viene offerto, senza sensi di colpa o complessi.

Sanno quello che è meglio per loro, e non hanno bisogno di consigli o libretti d’istruzioni. Vanno avanti per la loro strada, noncuranti di chi le guarda o le giudica.

In tutto ciò, l’uomo stride. La sua presenza è inutile o peggio dannosa, soprattutto se non è capace di commuoversi contemplando e comprendendo la purezza e la perfezione della natura, e tutta la vita che brulica nel deserto.

TRATTO DA “VIVERE IN CIABATTE”